[Testo] Episodio 156: Ogni Istante è un Nuovo Dono

Quando è stata l’ultima volta che sei stato sorpreso dalla pioggia? È un’esperienza interessante, che può trasformarsi velocemente da piacevole in spiacevole, per poi magari tornare piacevole. A seconda del tuo stato d’animo e di ciò a cui scegli di dare attenzione, può rovinarti la giornata o riempirti di gioia. Credo che tutti noi che stiamo vivendo questa quarantena collettiva, ci troveremo spesso in situazioni simili. Situazioni dove un fatto del tutto normale, proprio per il contesto drammatico in cui ci troviamo può riempirci di paura e tristezza oppure di gioia e gratitudine. Per fortuna, l’impegno a prestare un’attenzione particolare e ad essere consapevoli può aiutarci a vivere questi alti e bassi emotivi con equanimità e misura.

La settimana scorsa ho fatto un salto in ufficio per prendere alcune cose prima di mettermi in isolamento totale a casa. L’azienda era già in modalità smart working e tutti gli uffici, che di solito pullulano di persone, erano vuoti. Si respirava il classico odore di pulito e igienizzato lasciato dall’impresa di pulizie. Mentre riempivo lo zainetto e andavo a riprendere la mia bicicletta mi sentivo ansioso, preoccupato e triste. Non sapevo quando sarei potuto tornare in ufficio, e già mi sentivo solo. Non mi piaceva l’idea di rientrare a casa, in quella che per il prossimo futuro sarebbe stata una specie di gabbia.

Durante il tragitto verso casa, ha iniziato a piovere. La mia prima emozione è stata di disappunto. Mi sono detto: ecco, figurati, ci mancava pure la pioggia! Ma come accade spesso, i pensieri che sono venuti dopo mi hanno sorpreso. Nonostante stesse piovendo, faceva comunque abbastanza caldo e mi sono sentito grato per questo. Di fatto il freddo della pioggia, invece che sgradevole, era rinfrescante e divertente. Respiravo profondamente e mi godevo l’aria fresca. Mentre pedalavo, la sensazione di muovere il corpo era piacevole. Sono arrivato a casa fradicio e contento. Mi sono messo abiti caldi e confortevoli, e ho provato gratitudine per la mia casa. Invece di sentirmi intrappolato, ero tranquillo e a mio agio.

Il Buddha insegna che ogni esperienza è impermanente. Tale insegnamento sottolinea la natura intrinsecamente insoddisfacente degli oggetti che compongono la nostra vita. Il mondo esterno non può garantirci gioia in quanto nulla è destinato a durare per sempre. E tuttavia l’insegnamento del Buddha può essere inteso anche in senso opposto, ovvero così come il piacevole non può durare in eterno, lo stesso vale per lo spiacevole. Non siamo mai intrappolati in un’esperienza all’infinito, perché ogni esperienza prima o poi finisce. E se prestiamo attenzione, notiamo che in realtà ogni fenomeno non dura mai più di un istante. Quanti di noi a volte si sono sentiti un po’ depressi per poi di lì a poco farsi una risata, magari anche solo di un attimo, guardando un film comico?

Prendersi cura di sé vuol dire anche tirarsi fuori da certe situazioni quando diventano troppo pesanti. Così facendo possiamo poi rientrarci con più energia e compassione.

Durante questo periodo di isolamento collettivo, voglio prestare particolare attenzione a quei momenti in cui la mia mente tenderà a scivolare nell’angoscia con pensieri del tipo “non ne usciremo mai”.

Quei pensieri possono essere parecchio disturbanti, ma se li osservi da vicino, ne puoi vedere la totale infondatezza. Prova a praticare così: inizia con un respiro profondo e focalizza la tua attenzione sulla sensazione di paura, di disperazione o di qualsiasi cosa sorge. Dove e come si manifesta nel corpo? Noti una sensazione di costrizione nel petto? Tieni i pugni stretti? Senti pressione dietro agli occhi? Una volta che hai identificato la sensazione, osservala ancora più attentamente: come cambia? Diminuisce o si intensifica? Si muove nel corpo? Che pensieri sorgono nella mente? Il loro flusso è coerente oppure ogni tanto è punteggiato da pensieri che non c’entrano nulla? Prova ad applicare questo esercizio a tutte le esperienze della tua giornata. Osserva con attenzione. Probabilmente noterai che gli stati emotivi sorgono e poi passano. Emozioni difficili come tristezza e paura vengono interrotte da momenti piacevoli o neutri. O sono i momenti piacevoli che vengono interrotti dalla tristezza?

Mi viene in mente una delle frasi che amo di più dei sutra buddisti. È un breve estratto di un sutra molto più lungo che fa parte dei discorsi del Buddha. Dice così:

Come sono mutevoli le nostre fabbricazioni!
La loro natura è di sorgere e di svanire
Mentre sorgono, già cambiano
Il loro svanire porta vera gioia

Di questi versi mi risuonano in particolare due passaggi. Il primo è che le fabbricazioni, cioè tutto ciò che si manifesta nella nostra esperienza, comprese le sensazioni fisiche, i pensieri e le emozioni, sorgono e svaniscono. Sempre. Nel momento stesso in cui sorgono, già cambiano. Niente è permanente. Il secondo è che questo svanire può portare gioia. E se proprio non porta gioia, sapendo che il cambiamento era comunque inevitabile almeno porta un po’ di pace e di contentezza.

Non sappiamo quando potremo tornare ad una vita normale. E nemmeno possiamo sapere in che modo il mondo che ritroveremo sarà cambiato rispetto a prima. Quello che di certo sappiamo però è che molte cose saranno diverse, perché il cambiamento è inevitabile e costante. Se sapremo cogliere quel cambiamento e accettarlo, potremo trovare un po’ di pace, e magari anche un po’ di gioia.