[Testo] Episodio 138: L'Arte Perduta del Saper Ascoltare

Una delle capacità più importanti che abbiamo come esseri umani è quella di poter comunicare pensieri ed emozioni in modo chiaro e dettagliato. Il fatto è però che molti hanno davvero poco da dire o non sono in grado di capire cosa stiamo dicendo. Parole buttate lì a formare frasi che creano discorsi pieni di niente. Diamo voce alle nostre emozioni con frammenti di frasi inutili, la cui somma è pari a zero.

La chiave per comunicare in modo efficace è saper ascoltare. Se ascoltiamo con attenzione quello che ci viene detto possiamo risalire allo stato d’animo di chi parla ed è allora che la comunicazione fa un salto di qualità.

Immaginiamo di essere come terapeuti che ascoltano il proprio “paziente” mentre racconta le sue emozioni più profonde. Soppesiamo ogni singola parola e lasciamo andare quelle superflue. Questo processo ci permette di mettere in gioco le nostre abilità di ascolto consapevole e di approfondire la nostra connessione con il racconto mentre mentalmente ne estraiamo le parti più significative.

Le parole formano frasi e le frasi diventano pensieri di senso compiuto che ci fanno capire la situazione emotiva di chi parla.

Ascoltando in silenzio senza reagire, poco a poco iniziamo a riempire i vuoti della storia che ci viene raccontata. Quando il racconto finisce, c’è spazio per respirare e per aiutare chi ha parlato a sentire com’è essere ascoltati e compresi.

A questo punto possiamo passare a un ascolto più attivo.

In totale sincerità, possiamo rispondere “quello che ti ho sentito dire è” e ripetere al nostro interlocutore ciò che gli abbiamo sentito dire. Un rispecchiamento di questo tipo può portare a un dialogo più profondo e significativo.

Spesso non ascoltiamo ciò che diciamo e nemmeno capiamo il vero significato che si nasconde in ciò che diciamo. Ascoltare una persona che ci ripete quello che ci ha sentito dire permette a entrambi di arrivare a una comprensione condivisa.

Quando ci riconnettiamo alle parole che ci vengono restituite, iniziamo a capire come ciò che abbiamo detto può essere recepito da un estraneo. Spesso riascoltare quello che abbiamo detto ci lascia straniti e vulnerabili. È proprio allora che chi ci ha ascoltato può avere l’impatto maggiore su di noi.

A volte quello che diciamo è espressione di emozioni che hanno origine nel nostro cervello più primitivo. Questa parte del cervello da una parte controlla funzioni vitali che sono essenziali per la nostra sopravvivenza e dall’altra gestisce anche i nostri istinti più primordiali, come la reazione di attacco o fuga.

Il cervello più primitivo non è in grado di ragionare o di elaborare pensieri. Le parole che arrivano da lì sono automatiche e fuori dal nostro controllo.

Con gentilezza possiamo allora chiedere al nostro interlocutore “come ti sei sentito?”. Questo forse lo lascerà perplesso perché la domanda è insolita ed è di forte impatto.

Con quella domanda così impegnativa spostiamo il dialogo nel lobo frontale del cervello, area sulla quale abbiamo più controllo e dove hanno sede l’espressione delle emozioni e le abilità di giudizio e di problem-solving. Spostandoci nel lobo frontale passiamo da un’area cerebrale che controlla reazioni istintive come quella di attacco o fuga a un’area che si occupa di decifrare i contenuti.

Elaborare a livello di lobo frontale il rispecchiamento che abbiamo ricevuto ci permette di guardare più in profondità dentro di noi per trovare le ragioni del nostro comportamento.

Quando qualcuno è disposto ad ascoltarci e a far sì che possiamo raccontare la nostra storia, sono i suoi rispecchiamenti, il suo riformulare ciò che abbiamo detto che aprono la nostra mente alla possibilità di comprendere. Imparare ad ascoltare ed essere consapevoli di ciò che avviene durante il processo è una delle capacità più preziose che abbiamo. Sostenere quel processo e condividere ciò che sentiamo sono passi fondamentali sul sentiero dello sviluppo di sé.