[Testo] Episodio 097: L'Incompatibilità di Mindfulness e Vita Frenetica

“Mi tengo occupato”. Molti pensionati dicono così, forse per rassicurare sé stessi e gli altri che la loro vita non si sta spegnendo solo perché ogni giorno non vanno al lavoro e a fine mese non prendono lo stipendio.

Tempo fa ho notato quelle stesse parole emergere dalle profondità della mia mente, e prima che potessi fermarle stavano già viaggiando lungo la linea telefonica.

Avrei voluto gridare “aspetta un attimo, cosa sto dicendo? E chi lo sta dicendo? Non mi sto tenendo occupato, al limite mi sto impegnando a tempo pieno per tenermi NON occupato. Da tempo ho rinunciato ai livelli patologici di impegno e iperattività ai quali ero abituato, e ho scoperto che non è così facile dire di no ai tanti stimoli che ci arrivano da dentro e da fuori e che sembrano così attraenti, così indispensabili, così importanti, così sensati e così gestibili, e che tuttavia finiscono sempre per richiedere più energia di quella che avevamo immaginato e rendono difficile, se non impossibile, godersi la bellezza dello stare in uno stesso luogo per mesi e vivere in equilibrio tra bisogni interni ed esterni.

Dire si a troppe cose, a più di quelle alle quali possiamo dedicare tutti noi stessi e sentirci a nostro agio, equivale di fatto a dire no a tutte quelle cose, persone e situazioni alle quali abbiamo già detto si.

Perché questo? Perché se ci subissiamo di impegni al punto da esserne sopraffatti, probabilmente saremo così nervosi, agitati e preoccupati da non poter essere a nostro agio e presenti con persone o situazioni, e soprattutto con noi stessi e con chi ci sta a cuore. Forse faremmo bene a esaminare gli stimoli e le tentazioni che ci spingono a metterci in situazioni così sfavorevoli.

Se liquidiamo o rifiutiamo la possibilità di portare maggiore equilibrio nella nostra vita, nonostante ci diciamo che pratichiamo Mindfulness e incarniamo al meglio le sue qualità, ne stiamo notevolmente limitando la portata. Quando rendiamo praticamente impossibile ogni forma di equilibrio nella nostra vita, dimostriamo slealtà verso ciò che è più importante per noi, ovvero rinneghiamo le nostre priorità, e mettiamo in atto quello che il poeta David Whyte con grande accuratezza definisce una sorta di adulterio, di infedeltà. Forse stiamo tradendo ciò che di più profondo e di migliore c’è in noi; forse stiamo tradendo le nostre relazioni con gli altri, anche con coloro che amiamo di più, e anche il nostro legame con i luoghi, col sentirci a casa dove siamo e con l’essere pienamente in contatto con ciò che è più importante e necessario in ogni momento. Forse senza saperlo stiamo perdendo di vista ciò che è possibile o impossibile fare con il tempo che abbiamo.

Nei momenti chiave della vita, avere una visione così radicale delle nostre priorità può aiutarci a dire no quando il nostro primo impulso e la nostra abitudine sarebbe invece di dire si.

David Whyte descrive in modo elegante questo dilemma nel suo libro Crossing the Unknown Sea: Work as a Pilgrimage of Identity:

Non importa quello che dicono i guru della New Age, non siamo noi i creatori della nostra realtà. Il nostro ruolo è secondario, e dipende da quanto siamo in sintonia con le correnti e i vortici del tempo. Realtà è il dialogo tra noi e le infinite creazioni del tempo. Più siamo vicini alla sorgente di quelle creazioni, vale a dire all’eternitá, più ci è facile comprendere quali correnti seguire. Per esempio, all’improvviso il fiume del tempo può cambiare il suo corso e passare da placido a tumultuoso quando il capo ci chiede se siamo disponibili a guidare un progetto che sappiamo bene non potremo gestire adeguatamente per i tanti impegni che abbiamo; privi della necessaria spaziosità mentale, rispondiamo di si nel tentativo di rinforzare la nostra identità con il fare, spaventati dall’idea di rimanere in silenzio di fronte a una figura così autorevole. Pressati dal tempo, ci sentiamo pressati anche dai colleghi, ma restando aperti al silenzio e alla spaziosità possiamo di fatto sentirci a nostro agio anche nel silenzio che segue un garbato ma fermo rifiuto. Dall’esterno, il nostro rifiuto può sembrare un atto di coraggio, ma internamente è il segno di una sana relazione con il tempo. In un immaginario matrimonio con il tempo, dire di si equivarrebbe a promiscuità, infedeltà e tradimento. Stress è il segnale che nel nostro matrimonio con il tempo abbiamo commesso adulterio. Se vogliamo cogliere le sfumature della nostra realtà, dobbiamo comprendere il modo in cui ogni giorno gestiamo la nostra relazione col tempo. In tale relazione sta il segreto delle nostre giornate, e in ciascuna giornata il modo in cui ci relazioniamo col tempo e, quindi, il modo in cui passiamo quella giornata, è cruciale per ottenere la felicità che desideriamo.

Una delle sfide del vivere consapevole è rimanere in contatto con i ritmi naturali della vita che scorre, anche se ci sentiamo distanti da quei ritmi o li abbiamo dimenticati del tutto, e ci rendiamo conto della necessità di tornare ad ascoltarli con grande rispetto e tenerezza.

A causa di desideri e paure, a volte i nostri pensieri sul futuro impazziscono. Succede a tutti. Ma queste intossicazioni mentali e l’angoscia che le accompagna possono essere compensate e messe nella giusta prospettiva da una saggezza che lentamente si sviluppa dentro di noi, una saggezza che nasce dalla nostra fedeltà alla pratica di Mindfulness e alle sue qualità che incarniamo nell’incontro con il momento presente. Saggezza che nasce dal tenere a mente ciò che è prioritario per noi e dal riconoscere la nostra dipendenza dal fare e dalla falsa convinzione che possiamo gestire tutto senza problemi, quando i fatti ci dicono invece che i costi sono superiori ai benefici. Saggezza che nasce dal ricordarci sempre chi siamo davvero e dal tenere a mente, qualsiasi cosa facciamo o temiamo di non riuscire a fare – tutti fenomeni colorati e deformati da percezioni e proiezioni inconsapevoli – che qualsiasi siano queste preoccupazioni, impallidiscono in confronto al momento presente.