[Testo] Episodio 006: Per una Mindfulness Essenziale

Probabilmente non vi racconterò nulla che non sappiate già, almeno a un livello intuitivo. Inizio a pensare, e sono consapevole che è solo un pensiero, che il tipo di Mindfulness che insegno, e che pratico io stesso, è una Mindfulness essenziale. In un mondo dove la Mindfulness sembra essere diventata una pratica per migliorare la produttività, esprimere appieno il proprio potenziale e sentirsi meno depressi, il modo in cui propongo la Mindfulness sembra di un altro pianeta.
 
Sono convinto che le suddette ragioni per praticare Mindfulness siano più che valide e rappresentino un effetto collaterale intrinseco alla pratica, ma non colgono la vera essenza del mio approccio alla Mindfulness.
 
Non mi interessa necessariamente aiutare le persone a raggiungere l’illuminazione, a irradiare più amore e compassione, o a evolvere spiritualmente. Peraltro mi rendo conto che questi sono aspetti fondamentali di qualsiasi percorso di Mindfulness e di qualsiasi libro che tratti di Mindfulness. Ma a un certo punto lungo il mio cammino sembra che io abbia deviato da questo orientamento tradizionale per tornare ad un approccio più semplice ed essenziale praticato dai maestri zen per migliaia di anni.

Mindfulness e pensieri

Ciò che mi interessa è aiutare le persone a risvegliarsi dall’essere perennemente immerse nei pensieri, in modo che possano liberarsi da un così potente condizionamento emotivo e psicologico.
 
Viviamo in un’epoca dove le persone sono assalite di continuo da pensieri su tutto ciò che devono fare e su ciò che di più terribile potrebbe succedere loro in ogni momento. La nostra è un’epoca segnata da stress e ansia e finché siamo immersi tutto il giorno nei nostri pensieri è probabile che anche noi possiamo soffrirne. Ma non siamo obbligati a soffrirne. È una scelta, e la Mindfulness, se solo lo vogliamo, è un antidoto a questo proliferare di pensieri.
 
Per me la Mindfulness è sempre stata una questione di riportare l’attenzione al momento presente e liberarmi dal continuo assalto dei pensieri. Per molto tempo ho opposto resistenza. Ho fatto di tutto per continuare a identificarmi con i miei pensieri. Anche se mi facevano male, ero ancora legato a loro e non volevo rinunciarvi. Ma alla fine, affetto anche da ansia e depressione, ho iniziato a soffrire di agorafobia e ho dovuto assumere farmaci. Non trovando soluzioni alternative, sono stato letteralmente obbligato ad avvicinarmi alla Mindfulness (ero il tipico giovanotto molto preso da sé stesso con grandi sogni per il proprio ego).
 
Ansia, depressione, dolore, gioia, rabbia, felicità (e sicuramente lascio fuori qualche altra emozione) sono aspetti normali dell’essere umano. Quando rifiutiamo di accettare la nostra sofferenza, otteniamo solo di soffrire di più.

Mindfulness e stati mentali negativi

Il mio metodo di insegnamento della Mindfulness si è evoluto fino a comprendere tutti gli stati emotivi e mentali negativi che un essere umano può sperimentare. Voglio aiutare le persone ad essere più in grado di tollerare ciò che non le fa stare bene. Ci sono già abbastanza persone che insegnano come NON tollerarlo e anzi come aspirare ad essere felici e positivi sempre e in ogni situazione. Questo non mi interessa, semplicemente perché penso che non funzioni. Ciò che è invece possibile è acquisire la capacità di gestire emozioni e stati mentali difficili. Questo è il motivo per cui pratico e insegno Mindfulness: aiutare me stesso e gli altri a imparare come trovare calma, presenza e stabilità in qualsiasi condizione mentale e psicologica si trovino.
 
La Mindfulness che pratico non ha obblighi. Se sono arrabbiato e per nulla amorevole o compassionevole, lo accetto e rimango presente a ciò che c’è. Se sono depresso, lo accetto e mi impegno a rimanere presente. Se sono felice e le cose mi vanno bene, lo accetto e mi impegno a rimanere presente. La pratica di Mindfulness, per me, significa sviluppare la capacità di stare con qualsiasi cosa sorge invece di allontanarmi da essa desiderando qualcosa di diverso.
 
Rifiutare ciò che c’è è il modo più efficace che conosco per aumentare la sofferenza.
 
Le nostre vite sono fragili. Cristalli delicati. Possono spezzarsi in qualsiasi momento. Nonostante le nostre vicissitudini e il nostro condizionamento, viviamo appieno la vita così com’è adesso invece di cercare sempre di trasformarla in qualcosa di altro. Entriamoci dentro invece di scapparne via. Impariamo a stare nel momento presente e ad accettare qualsiasi cosa si presenta, respiro dopo respiro.

Felicità è essere radicati in sé stessi

Alla fine penso che questo sia un modo autentico di vivere e di trovare la nostra innata felicità. La felicità, intesa come un qualche stato di eccitazione o di esaltazione, non mi interessa tanto. La trovo un po’ noiosa. La felicità, intesa come il risultato del rimanere radicati in se stessi comunque vadano le cose, senza farci sconvolgere dalla miriade di avversità che possono capitarci, è per me più autentica e interessante.
 
Invece di desiderare qualcosa di diverso da quello che sta accadendo qui e ora, ho scoperto che praticare Mindfulness per essere presente in modo abile a quello che c’è è il metodo più diretto per coltivare calma e felicità. Qualcuno potrebbe definire questa pratica della Mindfulness essenziale, anti-tradizionale o anti-spirituale. Non so. Personalmente la vedo come l’unica soluzione sensata alla natura imprevedibile, spesso difficile e incontrollabile, dell’esistenza umana.