La Mindfulness entra in ASL

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Si è concluso pochi giorni fa presso la ASL di Bergamo il primo percorso di Mindfulness per operatori SerT dal titolo “Mindfulness: ridurre lo stress, migliorare il lavoro”. Esperienza formativa coinvolgente e nutriente per me, nel ruolo di facilitatore, e, stando ai feedback ricevuti, per il gruppo dei partecipanti, composto da medici, educatori, psicologi, assistenti sociali e personale amministrativo dei servizi territoriali dell’area bergamasca.

Sotto il profilo dei contenuti, il percorso si è ispirato al protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e ha alternato momenti di pratica individuale e in relazione. Gli effetti benefici della Mindfulness sul personale sanitario sono noti da tempo e sono stati confermati anche da studi recenti.

Il titolo dell’iniziativa formativa raccoglie in sé le ragioni e gli obiettivi del percorso. Da una parte, la crescente fatica, emotiva e fisica, che gli operatori SerT vivono ogni giorno nel gestire relazioni complesse e “difficili” con gli utenti e qualche volta anche con i colleghi. Dall’altra, le qualità di Mindfulness come il lasciare andare e il creare spazio interiore, che insieme a non giudizio, pazienza e gentilezza rappresentano un antidoto a comportamenti reattivi tipici degli ambienti di lavoro ad alto tasso di stress.

Le mie sensazioni personali raccontano di un percorso pervaso di leggerezza, pienezza e intensità: nel gruppo ho percepito, oltre a un comprensibile imbarazzo iniziale, motivazione, interesse e voglia di sperimentare. Per dirla con Barbara, “mi sono sentita investita da una voglia di capire che subito si è trasformata in bisogno di ascoltarmi e di sentirmi”.

L’immagine che mi viene alla mente è quella di un seme che è stato innaffiato con amore, pazienza e dedizione, e di cui qualche partecipante ha già visto sbocciare i primi germogli. Come Paola, che soddisfatta afferma “ora tra un colloquio e l’altro utilizzo qualche momento di attenzione al respiro”.

Emerge nel complesso, e, nella mia esperienza, non solo in ambito sanitario, un bisogno diffuso di alleggerire la mente e di recuperare il linguaggio perduto del corpo, imparando a familiarizzare con pensieri e sensazioni fisiche. In una parola ritrovarsi, forse dopo essersi smarriti un po’.

Lorena nel suo feedback finale scrive: “se si supera un po’ di resistenza iniziale, si impara una modalità di porsi verso sé stessi e gli altri, una sorta di paio d’occhiali che aiuta a sentirsi più liberi e presenti rispetto alla realtà”.

Occhiali per vedere oltre il velo dell’illusione.

Grazie a tutti voi che avete partecipato. E buona pratica.

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