[Testo] Episodio 052: Come la Mindfulness Cambia il Cervello

Fino a non molto tempo fa si pensava che il cervello fosse un organo poco plastico e che dopo una certa età i circuiti neuronali non cambiassero più. Oggi sappiamo che le cose stanno in modo diverso, e cioè che il cervello è strutturato per rimodellarsi continuamente. A tal proposito il celebre neuroscienziato Richie Davidson e i suoi colleghi dell’Università del Wisconsin sottolineano tre aspetti che ritengono fondamentali: 1) possiamo allenare il nostro cervello al cambiamento; 2) il cambiamento è misurabile; 3) nuovi modi di pensare possono modificare il nostro cervello in meglio.

Come ciò sia possibile è argomento abbastanza complesso. Praticare Mindfulness non è come prendere una pillola o un altro rimedio che entra in circolo, agisce rapidamente e modifica un determinato sintomo. Così come serve tanta pratica per imparare a suonare il pianoforte, lo stesso vale se vogliamo coltivare benessere e felicità. Davidson sostiene che il cervello si modifica per tutta la durata della vita. E assicura che questa è un’ottima notizia.

Possiamo plasmare i cambiamenti del nostro cervello intenzionalmente. Ad esempio, focalizzandoci sui pensieri benefici e coltivando buone intenzioni, possiamo influenzare la plasticità del nostro cervello e modellarlo in modi salutari. Questo ci porta a concludere che qualità come la gentilezza e la compassione vanno considerate alla stregua di competenze.

Davidson aggiunge che le ricerche sulla neuroplasticità forniscono agli scienziati un quadro di riferimento per lo studio e la ricerca sulla meditazione. E tale ricerca mostra che anche piccole quantità di pratica meditativa, nell’ordine dei 30 minuti al giorno, possono indurre nel cervello cambiamenti misurabili con scansioni cerebrali.

Basandomi su studi recenti, ho scelto di descrivere quattro aree cerebrali nelle quali la Mindfulness può produrre importanti cambiamenti:

  • Corteccia Cingolata Anteriore: in questa parte del cervello, situata dietro il lobo frontale, sono stati riscontrati degli aumenti di materia grigia. La Corteccia Cingolata Anteriore è associata a funzioni cerebrali quali i processi di auto regolazione – inclusa la capacità di monitorare i conflitti di attenzione – e una maggiore duttilità cognitiva.
  • Corteccia Pre-Frontale: un aumento della densità di materia grigia è stato rilevato anche in aree del lobo pre-frontale, responsabili in primo luogo di funzioni esecutive quali pianificazione, risoluzione dei problemi e regolazione emotiva.
  • Ippocampo: un aumento dello spessore della corteccia cerebrale è stato riscontrato anche nell’ippocampo. L’ippocampo è la parte del sistema limbico che regola l’apprendimento e la memoria, ed è estremamente sensibile allo stress e alle patologie ad esso correlate, come depressione e disturbo da stress post-traumatico.
  • Alcuni studi hanno mostrato che praticando Mindfulness l’amigdala, sede nel nostro cervello della risposta “attacca o fuggi” e delle emozioni di paura e ansia, diminuisce di volume. E non solo: le connessioni funzionali tra amigdala e corteccia pre-frontale si indeboliscono. Questo porta ad una minore reattività e crea le basi per il rafforzamento delle connessioni tra aree cerebrali associate a funzioni superiori, ad esempio attenzione e concentrazione.

Praticare Mindfulness inoltre è la causa della ridotta attivazione del Default Mode Network, regione cerebrale che è all’origine della cosiddetta “mente scimmia”. Il Default Mode Network è attivo quando la mente vaga da un pensiero all’altro, risposta simile alla ruminazione mentale e che non sempre favorisce uno stato di benessere.

L’effetto che la Mindfulness ha sul nostro cervello è il risultato di un allenamento costante, che consiste nel riconoscere la nostra realtà qui e ora, e nella capacità di fare un passo indietro, di essere più presenti, più accoglienti, meno giudicanti e meno reattivi. Proprio come esercitarsi ogni giorno al pianoforte sviluppa quelle aree del cervello associate al fare musica, allo stesso modo la Mindfulness, col tempo, può trasformare il cervello – e quindi noi – in un organo di regolazione più efficiente e più incline a fare una pausa prima di rispondere invece di reagire automaticamente.