[Testo] Episodio 170: Benvenuti Nell'Eterno Presente

Sembra che ogni idea di auto-aiuto ruoti attorno alla ricerca della presenza mentale. “Dai valore al momento presente” dicono i devoti dello Zen. “Pratica Mindfulness” ci suggeriscono gli psicoterapeuti. “Vivi appieno la parte che ti è stata assegnata” dice lo stoico Epitteto. Saggezza vuole che vivere nel momento presente sia il sentiero verso la trascendenza. Concentrarsi sul qui e ora rende la vita più ricca e meno appesantita dalle preoccupazioni.

In pratica però, quando l’incertezza sul futuro rende difficile fare progetti e non c’è altro a cui pensare se non il presente, la Mindfulness sembra tutt’altro che qualcosa di trascendentale.

Helen Rosner è una giornalista del New Yorker. Quando a metà maggio ha twittato che le settimane di distanziamento sociale avevano riempito la vita di un senso di “eterno presente”, il suo commento è diventato virale. “Niente progetti futuri, nessun viaggio, nessun evento, nessun raduno. È un eterno oggi, come non ci fosse un domani”. Come ci si sente? Non un granché.

Nonostante la graduale riapertura di molti Paesi e di molte città in tutto il mondo, la sensazione di vivere in un eterno presente non è esattamente un sollievo. Molte cose rimangono ancora oggi incerte, praticamente tutto ciò che riguarda la nostra vita quotidiana nel futuro prossimo: ci sarà una seconda ondata del virus? Qualche persona cara si ammalerà? Mi ammalerò io? Quando potrò andare in vacanza? Quando ci sarà un vaccino? Torneremo mai a una vita normale?

E poi naturalmente molti di noi qui in America ci chiediamo come andranno a finire le rivolte popolari contro la violenza della polizia verso i neri e contro quegli apparati che mantengono in vita la supremazia bianca. I movimenti anti-razzisti continueranno a impegnarsi per una maggiore giustizia sociale? Le istituzioni ormai inadeguate di oggi verranno sostituite da un sistema più equo di supporto alle comunità? A incertezza si aggiunge incertezza.

Caroline Welch, co-fondatore e amministratore delegato del Mindsight Institute, spiega che il cervello umano si è evoluto nel corso di milioni di anni per individuare nel presente schemi che ci permettano di prevedere ciò che potrebbe accadere in futuro. Progettare il futuro è un meccanismo di sopravvivenza connaturato alla mente umana. La Welch afferma che “non poter individuare schemi nel presente inibisce una delle funzioni principali del cervello, mettendolo di fatto in una specie di riposo forzato che per noi umani è parecchio stressante”. Ed è proprio quello che capita quando l’unica certezza è l’incertezza.

La Welch dice anche che, a prescindere che si tratti di affrontare una pandemia, di agire collettivamente contro il razzismo o di qualsiasi altra situazione che spezzi gli equilibri, il cervello cerca sempre di anticipare i passi successivi. Quando il cervello non può fare questo lavoro di previsione, ci sentiamo instabili e stressati. Ci sentiamo minacciati anche se non ne siamo consapevoli. Questa condizione di reattività, specie se prolungata, ci sfianca. Possiamo arrivare a sentirci esauriti, disperati e vulnerabili.

C’è anche un altro fatto da considerare, per niente banale. E cioè che per quanto pensiamo di poter pianificare il futuro, non possiamo sapere cosa ci riserva il domani. Dan Zigmond, monaco Zen e scrittore, sostiene che “tutte le nostre idee sul futuro sono solo idee, che potrebbero avverarsi oppure no”. Guardare in faccia l’impossibilità di controllare la vita ci spaventa e ci disorienta, perché l’illusione del controllo ci dà sicurezza e dà un senso alle cose. La ricetta dello Zen è incontrare il momento presente per quello che è, senza giudicarlo.

Secondo Zigmond, rimanere presenti è anche una strategia per agire in favore di una causa sociale. “Questa attenzione al momento presente ci richiede di non distogliere lo sguardo da ciò che la vita ci propone adesso, ma di guardarlo veramente, viverlo e riconoscerlo per quello che è. Ci dice che non basta più promettere di fare meglio la prossima volta o promettere di cambiare le cose per le generazioni che verranno. È una chiamata all’azione. Cosa vogliamo fare in questo preciso istante?

John Sellars, professore di Filosofia alla London University e autore di diversi libri sullo stoicismo, dice che gli Stoici sarebbero d’accordo. “Uno stoico come Marco Aurelio sottolinea l’importanza di prestare attenzione al momento presente. È solo nel momento presente che possiamo agire e fare la differenza. Quindi concentrati sul qui e ora invece di preoccuparti del passato o del futuro”.

Sellars osserva anche che la sensazione di vivere in un eterno presente più che con la presenza mentale ha a che fare con l’impressione di non avere più futuro. E allora quale sarebbe la risposta di uno Stoico, si chiede Sellars. “Penso che sarebbe quella di smettere di pensare alle occasioni perse o a ciò che ci manca e invece concentrarci su ciò che possiamo fare adesso”.

Prendendo spunto dalla Mindfulness, la Welch è d’accordo. “La chiarezza è frutto dell’accettazione. Nella Mindfulness accettazione non vuol dire assenza di giudizio, vuol dire semplicemente non identificarsi con i propri giudizi, non esserne ostaggi. Dedicare anche solo cinque minuti al giorno alla pratica della presenza consapevole, concentrandosi sul respiro o ascoltando con attenzione un amico, ti aiuterà ad allenare la tua consapevolezza del momento presente. D’altra parte, il momento presente è tutto ciò che abbiamo. Non c’è occasione migliore dell’eterno presente che stiamo vivendo per dargli l’attenzione che merita.