[Testo] Episodio 136: Sai Cos'è la Mindfulness? Forse No

Sebbene la Mindfulness sia ormai diventata un tema abbastanza popolare, esistono ancora molti scettici della meditazione, e la cosa è assolutamente normale. Non tutti siamo fatti per essere degli avidi meditatori. Molte persone preferiscono sviluppare consapevolezza in modi meno strutturati, come ad esempio camminando in Natura, facendo più scelte ed esponendosi a situazioni di vita nuove.

Può succedere però che si provi resistenza verso la meditazione perché si è caduti vittime di uno o più falsi miti che la riguardano. In questo caso basta sfatare quei miti per superare la resistenza. E a quel punto la pratica, proprio perché accompagnata da convinzioni sbagliate, può risultare benefica in modi del tutto inaspettati.

Quando dico alle persone che medito, di solito mi rispondono con tre luoghi comuni.

Il primo è che la meditazione aiuta a rilassarsi. Molti iniziano a meditare sperando che questo li farà sentire meglio. E non c’è da stupirsi, il business dell’auto-aiuto spesso propone la meditazione come un rimedio veloce ai nostri problemi. In realtà si tratta di una visione ipersemplificata che distorce il vero obiettivo della meditazione.

Nel suo libro The Presence Process, Michael Brown scrive che il lavoro interiore non serve a sentirsi meglio. Serve a sentire meglio, nel senso di sentire di più le emozioni. E per quanto sentire di più le emozioni possa farci diventare emotivamente più intelligenti ed equilibrati, tecnicamente parlando l’obiettivo della Mindfulness non è quello di rilassarci.

Quando cerchiamo di forzare l’esperienza piegandola ai nostri bisogni, di solito il risultato è l’opposto di quello desiderato. Ecco perché la Mindfulness ci invita a fare qualcosa di profondamente diverso. Non si tratta di cercare di rilassarsi durante la meditazione. Si tratta invece di accettare le condizioni in cui ci troviamo in quel momento, a prescindere dal fatto che siamo calmi, agitati o confusi.

La Mindfulness ha origine nella psicologia buddista, che con la meditazione offre uno strumento per ridurre la sofferenza. Ridurre la sofferenza non accade da un giorno all’altro. Anzi, all’inizio la Mindfulness può far sembrare che ci si senta peggio. Questo però non significa che la situazione sia realmente peggiorata.

Semplicemente diventiamo consapevoli dei problemi che ci affliggono da chissà quanto tempo. Quando li mettiamo a fuoco e li vediamo con più chiarezza, la vera sfida è non sopprimerli. Ciò che alla fine li fa svanire è stare con loro per un po’ con atteggiamento equanime e incondizionato.

Il secondo falso mito sulla Mindfulness, che è anche il più diffuso, è che meditare azzera i pensieri.

Quando dico la parola “meditazione” a qualcuno che ho appena conosciuto, spesso mi sento rispondere:

“Non riesco nemmeno a immaginare me che medito. Ma come fai a smettere di pensare? Sarebbe bello ma non ci riuscirei mai!”

Molti pensano che meditare voglia dire bloccare i processi cognitivi. Credo sia frutto di un malinteso circa l’approccio della Mindfulness nei confronti dei pensieri. Vero che la meditazione di consapevolezza ci incoraggia a cambiare la nostra relazione con i pensieri. Ma questo è molto diverso dal controllarli.

Come giustamente fanno notare gli scettici, controllare i pensieri è impossibile. Nel suo libro Get Out of Your Mind and Into Your Life, Stephen Hayes spiega cosa accade ai nostri pensieri quando cerchiamo di sopprimerli. Il libro dice testualmente:

“Immagina di avere un pensiero che non ti piace. Per risolvere il problema, puoi provare a smettere di pensare quel pensiero. C’è una vasta letteratura sui risultati di una simile strategia. Lo psicologo Dan Wegner dell’Universitá di Harvard ha dimostrato che la frequenza con cui si presenta il pensiero che vuoi sopprimere inizialmente diminuisce, ma poi il pensiero sorge di nuovo con maggiore frequenza rispetto a prima. Diventa ancora più centrale all’interno dei tuoi processi cognitivi, ed è più facile che inneschi una risposta. Quindi cercare di sopprimere un pensiero lo rende ancora più invasivo, e in definitiva peggiora la situazione”.

Lo scopo della Mindfulness non è mai stato quello di farti smettere di pensare. Ti invita invece a relazionarti in modo diverso con i tuoi pensieri. Tale relazione si basa sul riconoscere che i pensieri sono solo oggetti mentali e non verità assolute.

Quando instauri questo tipo di relazione con i tuoi pensieri, inizi a distinguere quali ti sono di beneficio e quali no. Con il tempo, sviluppi un modo nuovo di interagire con la tua mente. Un modo molto diverso rispetto al cercare intenzionalmente di non pensare certi pensieri.

Il terzo falso mito è che la meditazione ti rende passivo e indifferente.

La parola “accettazione” compare spesso quando si parla di Mindfulness. Nel contesto della meditazione però, accettazione assume un significato un po’ diverso rispetto a quello di uso comune. Quando non siamo in grado di distinguere tra i due significati, tendiamo ad avvalorare quello per cui la Mindfulness incoraggia un atteggiamento passivo nei confronti della vita.

Qui è fondamentale capire che l’accettazione di cui parla la Mindfulness si riferisce a ciò che accade dentro di noi, non fuori di noi. Se vedi un collega maltrattato dal tuo capo, la Mindfulness ti permette di osservare e accettare i pensieri e le emozioni che sorgono in risposta a quello che hai visto. Questo non vuol dire che sei d’accordo con le molestie sul luogo di lavoro. Al contrario, accettare le tue reazioni interiori può essere il passo necessario per affrontare la questione in un momento successivo.

Questo vale anche per quelle parti di noi che incontriamo con più difficoltà. Accettarle non vuol dire assecondarle. Cristopher Germer è co-autore di Mindfulness and Psychotherapy, libro nel quale scrive che l’accettazione consapevole è il prerequisito fondamentale per cambiare un comportamento. Nel libro si legge che

“riferito alla Mindfulness, il termine accettazione è la capacità di lasciare che la nostra esperienza sia così com’è qui e ora – accettandone sia gli aspetti piacevoli che quelli spiacevoli. Accettazione non significa assecondare comportamenti nocivi per sé o per gli altri. Piuttosto, accettare le cose così come sono è il prerequisito per un cambiamento in positivo del nostro comportamento”.

Quando osservi più da vicino la meditazione di consapevolezza, scopri che ciò che propone non è nulla di rivoluzionario. Una delle ragioni per cui la consideriamo come qualcosa di speciale è che crediamo ai falsi miti che la riguardano.

Ma la Mindfulness non è un rimedio veloce per rilassarsi. Non vuol dire smettere di pensare, né ti incoraggia a farlo. E nemmeno ti rende indifferente ai tuoi problemi o a quelli degli altri. In un certo senso, l’idea della Mindfulness è di prendere quello che già sappiamo che ci fa bene e trasformarlo in una pratica. Invece di proporre strumenti nuovi, la Mindfulness raccoglie le migliori idee dell’Uomo nel campo della crescita personale e ti dà la possibilità di applicarle nella tua vita.

Naturalmente tutto questo puoi farlo anche senza meditare in modo formale. Il fatto è che ritagliarsi uno spazio e un tempo dedicati in cui non fai altro che coltivare consapevolezza, accettazione e gentilezza, rende il tutto più semplice.