[Testo] Episodio 146: Rimanere Centrati in Tempi di Caos

Ho passato buona parte della mia vita in ansia. Irrequieto. Preoccupato. Dentro ai miei pensieri. E probabilmente sarà così anche in futuro. Ma più sarò in grado di rimanere centrato, più questi momenti d’ansia diminuiranno.

Essere centrato è una condizione temporanea, come essere irrequieto o distratto. Passa, non ci definisce, semplicemente definisce il nostro stato in un certo momento.

La centratura può essere coltivata, e così facendo possiamo farla diventare una condizione costante della nostra vita.

In certi momenti sono centrato, in altri no, ma in generale lo sto diventando sempre di più. Meno sono centrato, più sono ostaggio degli alti e bassi della mia vita, e più faccio fatica.

Quando sono centrato dò meno importanza ai pensieri e alle emozioni, li vedo come parte dell’essere umani e non sento la necessità di preoccuparmi, di dar loro un senso o di andare in panico se c’è un pensiero o un’emozione angosciante. Lascio che si manifestino e passino, come i cartelli ai lati della strada.

Solo perché ho un pensiero non significa necessariamente che lo debba trasformare in azione. In un attimo posso decidere e lasciarlo andare.

Sono libero.

Io non sono i miei pensieri, semmai sono colui che osserva i miei pensieri. E in quanto tale sono connesso allo spirito che c’è in ogni cosa, al di là dei nomi e delle etichette. È bello sapere che posso connettermi a quell’energia invece che all’energia della paura.

Sono consapevole di ciò che accade fuori e dentro di me. E accetto di lasciar andare quelle parti che ho sempre tenuto nascoste. La vita è una continua opportunità per crescere, non per difendermi. Sono connesso con tutti gli altri esseri, non separato.

Non essendo schiavo delle emozioni e della proliferazione mentale, la mia energia tende a disperdersi di meno.

Per notare meglio quello che accade mi muovo piano, e poiché mi muovo piano anche il mondo che mi viene incontro rallenta, e tutto sembra piuttosto facile. Posso accelerare quando voglio, proprio perché sono presente e consapevole.

Percepisco lo spazio vuoto tra le cose. Il silenzio dietro i suoni. Il significato dietro le parole. Colgo i dettagli superficiali ma anche quelli più profondi.

Sono più capace di rilassarmi nel “non sapere”.

Vivo con consapevolezza, e so che la consapevolezza è tutto ciò che mi serve per dare il meglio di me in questo preciso momento.

Ho accettato che il mio passato non sarebbe potuto essere diverso.

Faccio progetti e mi pongo obiettivi che mi danno energia e mi permettono di realizzare le mie potenzialità. Ma non lego la mia autostima al loro raggiungimento.

Qualsiasi cosa accada, vado avanti.

Mentre parlo con qualcuno mi rilasso perché non cerco più di fare colpo o di immaginare cosa dirà. Stare nel vuoto che c’è tra un pensiero e l’altro è tutto ciò di cui ho bisogno.

Ogni tentazione di farmi dei film mentali viene subito messa da parte riportando l’attenzione a ciò che c’è davanti a me.

Se mi alleno a rimanere centrato di fronte alle piccole cose, posso farlo anche di fronte alle grandi cose. Tutto ciò che accade è un’occasione per ritornare alla consapevolezza. Un’occasione per essere vivi.