[Testo] Episodio 133: Ridurre lo Stress? No alla Seconda Freccia

La parabola buddista della seconda freccia spiega la causa di molta sofferenza non necessaria. La parabola racconta che quando vieni trafitto da una freccia, senti naturalmente dolore. Dolore fisico. Ma non è detto che il disagio finisca lì perché potresti provare anche un’altra sofferenza, quella che i buddisti chiamano “la seconda freccia”.

A differenza della prima freccia, la seconda è gestibile. Rappresenta la reazione mentale al dolore, l’angoscia generata dai pensieri che sorgono dopo che siamo stati feriti. Quei pensieri aggiungono altra sofferenza al dolore fisico iniziale.

L’essere trafitti o meno dalla seconda freccia dipende da come ci relazioniamo agli eventi della nostra vita, in particolare a quelli negativi.

Capita a tutti certe volte di essere trafitti dalla seconda freccia. Magari diciamo cose inopportune in un incontro di lavoro, oppure a un amico. E invece di provare a risolvere il problema che si è creato, passiamo ore a tormentarci rivivendo la scena nella nostra mente. Oppure ci succede qualcosa di spiacevole, ad esempio veniamo licenziati, e iniziamo a criticarci ripetendo a noi stessi che non siamo abbastanza bravi. La seconda freccia in questo caso è l’autolesionismo, e continua a ferirci facendoci perdere poco a poco autostima e coraggio.

La seconda freccia può colpirci anche mentre ci stiamo impegnando per raggiungere dei risultati. Ho un’amica molto critica con sé stessa perché a volte si dimentica di coltivare i pensieri positivi. La sua seconda freccia è la punizione che si autoinfligge quando si lascia coinvolgere da un pensiero negativo. Quindi appare evidente che la seconda freccia può trafiggerci per un’infinità di ragioni, anche mentre cerchiamo di migliorare noi stessi.

La consapevolezza è il primo passo per smettere di ferirci con la seconda freccia. È necessario riconoscere il momento in cui il nostro arco immaginario si tende prima di scoccarla. Cambiare non è facile, perché siamo abituati a torturarci con la sofferenza, ma modificare il nostro comportamento è possibile.

Un passo alla volta.

All’inizio ti accorgerai della seconda freccia quando è già partita e si è già installata nella tua mente. Con forza di volontà e spirito di adattamento potrai comunque ridurre la sofferenza che ne deriva.

Il passo successivo sarà comprendere che tu sei responsabile di quella sofferenza e tu puoi gestirla. E che per quanto la prima freccia sia inevitabile, puoi sempre limitare i suoi effetti sul tuo benessere mentale.

Con una pratica consolidata potrai fermare la seconda freccia prima che ti colpisca. Il fatto che la tua mente stia imparando un nuovo modo di funzionare ti aiuterà a sviluppare una nuova saggezza e a scegliere una risposta diversa rispetto al passato.

A quel punto sarai in grado di vedere chiaramente come reagisci al dolore e lascerai andare ogni resistenza alla prima freccia, accettandola.

Accettare la prima freccia è un passo fondamentale.

La seconda freccia non parte mai a meno che non resisti alla prima. Resistere non serve a nulla. La rabbia o l’ansia che provi per la sventura che ti è capitata non cambiano le cose in meglio. Anzi, sono un’arma rivolta contro te stesso.

Il modo per smettere di farti del male è imparare ad accettare ciò che ti disturba. Questo non significa essere d’accordo con quello che è successo o dire che va bene così. Significa smettere di lottare, smettere di rimanere ancorato al passato con il tuo dolore, e tornare al presente per provare a risolvere il problema che ti preoccupa.

Quando agisci in positivo, prendendoti cura di te, cercando aiuto o provando a risolvere il problema in un altro modo, riduci l’importanza della seconda freccia e la situazione si alleggerisce.

Lascia andare il bisogno di cambiare quello che è successo. È capitato qualcosa di spiacevole, ok, ma è passato. Quel che rimane adesso sono scorie, ed è ora che te ne liberi e vai avanti senza gridare al mondo l’ingiustizia che hai subito.

Le seconde frecce sono latenti, invisibili. Creano rumore nella mente, rimbalzano a destra e a sinistra finché non ci viene il mal di testa. Ma esistono e sono reali, come quando ci lamentiamo di una situazione senza poterla cambiare.

Attacchi di rabbia, preoccupazioni e autocritiche sono tutte seconde frecce. Una volta che impari a riconoscerle, ti accorgi di quanto male ti fanno e smetti di alimentarle. A tutto vantaggio della tua tranquillità mentale.