[Testo] Episodio 157: Meditare Per Un Tempo Stabilito? Anche No

Quasi tutte le istruzioni su come meditare spiegano come gestire la durata della meditazione. In genere consigliano di usare una sveglia così non si deve pensare a quanto si sta meditando.

Mi è sempre sembrato un consiglio sensato. Se voglio meditare mezz’ora ogni giorno, il modo più semplice è impostare un allarme sul telefonino. L’ho fatto per anni.

Giorni fa però mi è venuta un’idea. Sono mesi che la mia meditazione langue. Ormai la vedo come un dovere e in più mi giudico perché non faccio progressi.

Ora che con il coronavirus molte cose stanno cambiando, perché non cambiare anche il mio approccio alla meditazione?

Ho sempre considerato la meditazione un sollievo, non un peso. Un tempo per rilassarmi, non per stressarmi. Uno spazio del non fare, piuttosto che dell’ottenere.

E indovina un po’? Meditare senza sveglia sembra proprio andare in quella direzione.

Ti racconto cosa mi è successo da quando non fisso più un tempo per la mia meditazione.

Punto primo: sono più coinvolta nella pratica

Usare una sveglia faceva sì che iniziassi la meditazione un po’ alla leggera. Non so perché, ma tendevo a prendermela comoda e raggiungevo una buona concentrazione solo dopo 10 – 15 minuti dall’inizio della sessione.

Meditare per un tempo stabilito aveva ridotto la pratica ad una voce da depennare sulla lista dei miei impegni mattutini. Mi dicevo che per meditare bastava stare seduta mezz’ora con la sveglia a fianco. Questo nel tempo ha indebolito la mia motivazione e ha trasformato la pratica semplicemente in una “sana abitudine”.

In realtà per me la meditazione è molto di più. Non usando la sveglia, di fatto dico al mio inconscio che la meditazione è un’attività diversa da tutte le altre. Spetta a me fare buon uso di quel tempo. Non nel senso di ottenerne qualcosa, ma piuttosto di fare del mio meglio per essere presente in quel pezzettino di giornata.

Ora entro in uno stato di presenza subito, fin dall’inizio della meditazione. È un tempo troppo prezioso per sprecarlo.

Punto secondo: tendo a meditare più a lungo

Medito da diversi anni e ormai so com’è una sessione di mezz’ora. Proprio per questo sono in grado di percepire quanto tempo è passato anche senza bisogno di una sveglia. Ho scoperto che quando non ho uno stimolo esterno che scandisce la mia pratica, tendo a meditare di più. A volte osservo il mio desiderio di aprire gli occhi e finire lì la meditazione. Noto cosa accade se rimango un minuto in più. Due minuti in più. L’impulso ad alzarmi si trasforma e svanisce. Mi accorgo che posso meditare molto più a lungo di quanto pensavo.

Uno dei motivi è l’aver riscoperto che la meditazione può essere un piacere e un lusso, non solo un dovere. E dal momento che senza la sveglia mi sento più calma e rilassata, sono ben felice di poter restare in quello stato anche per più di mezz’ora.

Punto terzo: sono più rilassata ma anche più concentrata

Pace non significa necessariamente che tutto quello che succede in meditazione sia piacevole. Proprio di recente durante la pratica ho sperimentato ondate d’ansia. La pace sorge quando posso stare con il mio disagio così com’è, senza condizioni.

In questo mi aiuta molto mantenere il corpo rilassato ma vigile. Per me è un aspetto fondamentale per poter raggiungere uno stato di concentrazione profonda, cioè quella concentrazione che sorge quando posso focalizzare la mia attenzione su un singolo oggetto perché so che la mia consapevolezza si è già presa cura di tutto il resto.

Un senso di sicurezza fisica ed emotiva aiuta la concentrazione. È una sicurezza che possiamo creare a prescindere dalle emozioni che stiamo provando. Anche se ciò che sentiamo è spiacevole, sappiamo che va bene così.

L’attenzione consapevole che cerco di raggiungere nella mia meditazione deriva anche da un senso di sicurezza. Sapere che nessuna sveglia interromperà la mia pace mi aiuta.

Punto quarto: sono io responsabile della mia pratica, non il tempo

Quando impostavo la sveglia per scandire la mia meditazione, di fatto delegavo una parte di responsabilità. Certo, ero io che decidevo per quanto meditare, ma era una decisione che prendevo a monte, totalmente scollegata da quello che poteva accadere durante la pratica.

A prescindere da come andava la meditazione, la sveglia suonava sempre dopo mezz’ora. A volte mi beccava in un momento di consapevolezza tranquilla, altre volte mi risvegliava da una profonda distrazione.

In ogni caso la meditazione terminava perché “il tempo era finito”. Quando invece non uso la sveglia, posso decidere che il tempo è finito in base a com’è andata la pratica.

Questo fa sì che io abbia un nuovo rapporto con la meditazione, perché in ogni momento faccio una scelta: posso smettere o posso continuare. Il risultato è che sono di nuovo responsabile della mia pratica: di come inizia, di come si svolge e di come finisce.

Punto quinto: sono più consapevole

La naturale conseguenza dell’assumersi la responsabilità della propria pratica è una maggiore presenza. Poter scegliere ci rende più consapevoli. Alla base della scelta se smettere o continuare la meditazione c’è sempre un motivo.

Per capire cos’è quel motivo, osservo più da vicino la mia esperienza. Facendo così divento più curiosa e noto le sensazioni più sottili che attraversano il mio corpo, la mia mente e il mio respiro.

Ad esempio mi chiedo: in questo momento sono presente o penso di essere presente? Com’è cambiato il mio respiro rispetto a quello precedente? C’è del disagio sotto questa pace che sento? Cosa posso fare per rinforzare la mia motivazione a meditare proprio ora?

Quando non uso la sveglia, la mia mente cerca modi creativi per rimanere attenta. Dal momento che la pratica non implica alcun risultato particolare, non considero l’essere presente come un obiettivo che devo raggiungere. Piuttosto vedo la meditazione come un’opportunità per essere presente.

Cogliere o meno quell’opportunitá dipende da me. Ma perché non coglierla, visto che posso scegliere?

Ecco, ho raccontato le ultime osservazioni che ho fatto sulla mia pratica. Non so se gli effetti che ho descritto rimarranno a lungo oppure sono passeggeri e dovuti solo alle novità che ho introdotto.

Sinceramente, non mi interessa più di tanto. Non sto dicendo che eliminare la sveglia farà fare un salto di qualità alla tua pratica o la renderà più piacevole.

La cosa per me più importante è aver sperimentato qualcosa di nuovo. A volte sono così abituata a fare le cose in un certo modo che nemmeno me ne accorgo. Ad esempio dare per scontato che la meditazione deve avere una durata stabilita. Non metto minimamente in dubbio quello che faccio. Vado avanti senza riflettere finché le cose iniziano a non funzionare più.

Fai esperimenti con la pratica. Fai di tutto perché sia un’esperienza divertente e sempre nuova. Che sia rinunciare alla sveglia o qualsiasi altra cosa, ricordati che puoi sempre fare dei cambiamenti e vedere che effetti producono.

Praticare costantemente è fondamentale. Ma la costanza senza creatività rischia di diventare una prigione. Non è certo quello che vuoi.

In particolare se parliamo di meditazione.