[Testo] Episodio 110: Le Potenzialità Inespresse Della Mindfulness

In diversi contesti sociali la meditazione sta diventando sempre più popolare. Viene insegnata a scuola, in azienda e in ambito sanitario.

Per quanto gli studi scientifici sulla meditazione siano ancora ad uno stadio embrionale (e ci stiamo rendendo conto ora che molti sono stati progettati male), esistono prove che la meditazione porta benefici importanti. Per esempio, la ricerca dice che la meditazione rinforza la nostra attenzione, migliora la resilienza allo stress, sviluppa la compassione e stempera alcune tendenze caratteriali. E questi potenziali benefici sono alquanto positivi.

Ma meditare per raggiungere quei risultati significa perdere di vista l’aspetto più importante della meditazione.

La meditazione viene praticata da millenni in diverse culture e religioni. Spesso però in Occidente viene proposta senza quel corpo di insegnamenti che di solito la accompagnano. Credo che questo avvenga per renderla più appetibile alla nostra società sempre più laica.

Non sono una persona religiosa. Ma negli ultimi anni mi sono reso conto che rifiutare la pratica semplicemente perché legata a una religione non è una buona idea. La storia dell’umanità è stata scritta da oltre 100 miliardi di persone. Pensare che nessuno di loro abbia avuto qualcosa di interessante da dire su come vivere una vita felice è un po’ presuntuoso.

Per questo credo che laicizzare la meditazione, o quantomeno insegnarla sganciandola da ogni riferimento religioso, significhi ignorare il suo contributo più importante.

Meditazione vuol dire allenare il cervello ad essere attento, presente e consapevole. La Mindfulness è un’abilità che possiamo sviluppare per osservare la mente ed è lo strumento più potente che abbiamo per esplorare la nostra esperienza cosciente. Ci permette di osservare la mente e di scoprire cosa c’è di vero al suo interno.

La Mindfulness è come un super potere.

Senza di lei la nostra mente è fuori controllo. Senza di lei non abbiamo né mappa né compasso. Senza di lei non possiamo sapere cosa ci sta accadendo veramente. Senza la Mindfulness, l’esperienza cosciente è come una piccola barca in mezzo all’oceano immenso e tempestoso – facile che abbia una navigazione turbolenta.

Quando pratichiamo la meditazione laica, sviluppiamo si consapevolezza ma non sappiamo come usarla. È come inventare un aratro e tenerlo fermo dentro a un deposito. O come avere un computer e fare tutti i calcoli con carta e penna. Sprechiamo questa abilità – questo super potere – perché non ci viene insegnato cosa farne.

Quindi, cosa farne?

A questo proposito il Buddismo offre una prospettiva interessante.

Il Buddha ha detto : “Ogni cosa che ha la natura del sorgere ha anche la natura del cessare”. Ti sembra un’affermazione ovvia? Certo, intellettualmente sappiamo bene che il nostro programma preferito prima o poi finirà, la nostra cena terminerà, il tramonto passerà, la nostra vita finirà.

Ma a quale livello lo comprendiamo?

Se ti chiedessi se tutto cambia, mi risponderesti “Si, certo che tutto cambia!” Per poi magari subito dopo lamentarti del fatto che il sole se n’è andato e il cielo è diventato nuvoloso.

Tra ciò che conosciamo intellettualmente e ciò che conosciamo per esperienza diretta c’è una distanza che solo la Mindfulness può colmare. Il modo in cui la Mindfulness colma questa distanza è quello di permetterci di osservare la natura mutevole dei fenomeni momento dopo momento.

Con la Mindfulness osserviamo il sorgere e il cessare dei pensieri.

Con la Mindfulness osserviamo il sorgere e il cessare delle emozioni.

Con la Mindfulness sappiamo per esperienza diretta che niente dura.

Quando comprendiamo a livello esperienziale che tutto cambia, realizziamo anche che, per quanto ci sforziamo, non possiamo fermare il cambiamento. La grande saggezza che la Mindfulness ci insegna in modo esperienziale è che tutto fluisce. E attraverso questa saggezza impariamo ad aggrapparci di meno al desiderio di essere felici e al desiderio di evitare la sofferenza. Diventiamo meno schiavi dell’idea che la realtà debba essere esattamente come la vogliamo.

Apprezziamo il sole mentre brilla nel cielo, in pace col fatto che non durerà per sempre.

Ci permettiamo di provare rabbia, in pace col fatto che passerà.

Ci godiamo le vacanze, in pace col fatto che prima o poi torneremo alla nostra routine lavorativa.

Quando non ci aggrappiamo più a ciò che abbiamo e non pretendiamo più che la realtà sia esattamente come la vogliamo, solo allora ci diamo la possibilità di apprezzare ciò che sta accadendo nel momento presente. Quando lasciamo andare il nostro aggrapparci e il nostro pretendere, siamo finalmente presenti, consapevoli e in grado di dimorare in pace nel qui e ora.

Purtroppo, senza Mindfulness e senza l’esperienza diretta dell’impermanenza, rimaniamo invischiati nell’idea di una realtà immutabile. Rimaniamo aggrappati alle cose che ci sono familiari, che ci rendono felici, che ci danno gioia, piacere, e quando inevitabilmente quelle cose cambiano, andiamo in crisi.

Senza Mindfulness, scommettiamo la nostra felicità sul fatto che le cose saranno esattamente come vogliamo che siano. Scommettiamo la nostra felicità sul fatto che la realtà si piegherà ai nostri desideri.

Anche tu scommetti la tua felicità in questo modo?

È una strategia molto diffusa ma è poco efficace ed è causa di gran parte della nostra sofferenza. Usiamo questa strategia non perché non comprendiamo il cambiamento a livello razionale, ma perché non lo osserviamo a livello esperienziale. Questa è la saggezza della Mindfulness. Una volta che siamo consapevoli e vediamo la realtà delle cose così come sono, possiamo finalmente iniziare a smontare alcuni dei nostri schemi di pensiero.

Come ha detto una volta il Cavaliere Jedi più saggio dell’Universo, “dobbiamo disimparare ciò che abbiamo imparato”.

Se non usiamo la Mindfulness che coltiviamo con la meditazione, potremmo non acquisire quella saggezza.

Quindi, quando insegniamo la Mindfulness senza spiegare come trasformarla concretamente in uno strumento di saggezza, rischiamo di sprecare una delle sue caratteristiche fondamentali.

Rischiamo di lasciare l’aratro fermo dentro al deposito.