[Testo] Episodio 143: La Mindfulness Non Serve a Niente

Quando anni fa ho iniziato a meditare, l’ho fatto unicamente per alleviare le difficoltà della mia vita. Quando mi sono accorta che l’ansia era ormai così fuori controllo che dovevo trovare qualcosa che mi calmasse, la mia reazione è stata meditare.

Come insegnante e praticante di Mindfulness, ho incontrato molte persone interessate alla meditazione ma incapaci di impegnarsi a lungo termine nella pratica. È difficile praticare con costanza e regolarità.

Credo che il motivo sia da ricercare nel fatto che abbiamo trasformato la meditazione in uno strumento per raggiungere un fine. Sia nei libri di auto-aiuto che nelle sedute di terapia, la meditazione viene consigliata per alleviare o migliorare qualcosa.

Quindi non stupisce che tante persone fatichino a mantenere nel tempo la pratica.

Dopo aver frequentato diversi corsi, seminari e ritiri di meditazione, mi sono resa conto di qualcosa di preoccupante che riguarda il movimento della Mindfulness. Le aziende sviluppano programmi per il benessere dei propri dipendenti. Nelle scuole sono sempre di più le iniziative per favorire la salute mentale di studenti e insegnanti. E credo che questi siano passi importanti nella giusta direzione.

Però penso anche che l’industria del benessere campa sull’idea del “come mi sentirò bene se solo farò una certa cosa”. Se bevo frappé di verdure con un pizzico di zenzero, mi sentirò così. Se faccio yoga con quei particolari fuseaux, mi sentirò cosá. In questo senso, meditazione e Mindfulness non fanno eccezione.

Intanto proviamo a mettere in chiaro qual è la differenza tra Mindfulness e meditazione. Qualcuno potrebbe dire: ma non sono la stessa cosa?

Rispondere in poche parole non è facile perché parliamo di una pratica antica, nata migliaia di anni fa, ma ci provo:

Meditazione per me è la continua pratica dell’osservare lo stato del proprio Sé con una consapevolezza attenta, accogliente e non giudicante.

Definizione un po’ spiritualeggiante; più in breve, meditazione è la pratica dello stare seduti con sé stessi. Per molti di noi della generazione consumata dai social media e dalla fame di gratificazione istantanea, stare seduti con sé stessi può suonare come qualcosa di sgradevolmente strano e poco familiare.

Mindfulness invece è lo stato meditativo in sé, lo spazio in cui mente e cuore esistono quando siamo pienamente presenti e osserviamo i pensieri e le emozioni che sono alla base della nostra esperienza.

Quindi, per riassumere: meditazione è la continua pratica della Mindfulness in uno stato di presenza accogliente e non giudicante. Di fatto, ogni volta che siamo presenti e consapevoli stiamo meditando, anche se non siamo seduti su un cuscino con le mani raccolte in grembo.

Costringerci a fare qualcosa solo perché crediamo ci porterà dei benefici rende l’impresa più difficile. Come quando ci imbarchiamo in una dieta ferrea perchè vogliamo a tutti i costi dimagrire. Anche se siamo consapevoli dell’importanza di essere in forma e in salute, c’è sempre qualcosa di attraente nel mangiare una fetta di torta o bere un bicchierino. Nelle cose che sappiamo essere nocive c’è comunque qualcosa che ci fa sentire bene e che manda scariche di adrenalina al nostro cervello.

Se pensiamo che la meditazione sia qualcosa che dobbiamo fare per ottenere un certo risultato, ci sembrerà come un lavoro o come una sfida da vincere, il che per molti versi è all’opposto dello stare semplicemente seduti con quello che c’è.

Quando ho iniziato a meditare sedevo spesso a terra con le gambe incrociate pensando di fare qualcosa di spirituale. In realtà al di fuori della pratica formale non ero mai presente a me stessa e a quello che vivevo.

Per quanto meditassi quasi tutti i giorni anche più volte al giorno, al di fuori della mia pratica seduta ero un’altra persona.

Prendere atto che la mia vita normale non era qualcosa di separato, ma qualcosa di profondamente collegato alla mia pratica meditativa, è stato un punto di svolta.

Col passare degli anni la mia pratica, che era iniziata come un meccanismo di adattamento, si è trasformata in una fonte di guarigione. Meditazione e yoga sono diventati spazi dove porto tutta me stessa, sia che provi gioia, esaltazione, tristezza, disperazione o uno degli stati emotivi in assoluto più interessanti: quello neutro, che non è né piacevole né spiacevole.

Approfondire la meditazione ha significato imparare a stare con qualsiasi stato emotivo, compreso quello neutro, che è molto più frequente di quelli piacevoli o spiacevoli.

Non è facile stare con un’emozione neutra, proprio perché non è interessante. Quando proviamo un’emozione neutra, la nostra mente non ha nulla su cui rimuginare. E la nostra mente ama rimuginare, ama girare in tondo come un criceto sulla ruota.

Chiunque ha studiato o insegnato meditazione prima o poi vi parlerà dell’osservare la mente durante gli stati emotivi neutri. Non è interessante che nel momento in cui non proviamo nulla di eccitante o di deprimente tendiamo comunque a tornare a qualcosa di estremo, a prescindere che sia piacevole o spiacevole?

In passato ogni volta che notavo questa mia dinamica mentale, mi giudicavo. Mi arrabbiavo con me stessa perché non stavo migliorando la pratica.

Col tempo mi sono resa conto che non c’era niente da migliorare, e che di fatto osservare le mie misteriose dinamiche mentali da uno spazio di consapevolezza accogliente e non giudicante era il punto fondamentale della pratica. Nessun obiettivo, nessun risultato da raggiungere.

Con la Mindfulness e la meditazione, non è tanto “come mi sentirò se medito?”, ma “come mi sento adesso?”. Come posso conoscere il mio vero Sé senza giudicarmi per ciò che emerge nel processo? Senza aspettarmi risultati? Posso semplicemente stare con qualsiasi cosa si presenta?

Questo è lo spazio dove esiste la vera pratica meditativa. È lo spazio che si crea quando andiamo oltre il “come mi sentirò se” o il “cosa succederà se”; è lo spazio che si crea quando lasciamo andare l’attaccamento ai risultati; ed è lo spazio che si crea quando facciamo il lavoro della meditazione, che è semplicemente quello di essere e notare ciò che accade mentre siamo.