[Testo] Episodio 153: Imparare dal Mare

Ogni giorno osservo l’oceano. Mi metto sul balcone e scruto in lontananza fin dove la luce del primo mattino me lo permette. Cerco la schiuma bianca delle onde che si rompono. Se c’è, so che quel giorno potrò uscire a surfare. Se non c’è, cerco spruzzi o altre turbolenze all’orizzonte, segni rivelatori della presenza di vento.

Mentre guido per andare al lavoro, vedo il mare cambiare colore. Dietro l’aeroporto, è di un blu scuro, punteggiato da piccole barche di pescatori che gettano reti alla ricerca di pesce. Continuando verso nord, il mare tende all’azzurro e le onde si infrangono sulla costa nera e verde. Mi viene in mente che l’oceano è fatto anche di giornate tranquille, in cui vento e onde sono assenti. Imparo molto da questo suo continuo cambiamento.

Se si può dire qualcosa dell’oceano, è che è in costante trasformazione. A volte è un muro d’acqua con forti raffiche di vento, ma più spesso è piatto e tranquillo, scenario ideale per fotografie di tramonti.

Quando sono in un periodo difficile, la tentazione è di lasciarmi andare alla tristezza. Tristezza che mi dà una sensazione di fallimento e inaridisce i giorni, le settimane, a volte i mesi. Ma l’oceano continua a esistere in qualsiasi condizione. Il mare blu scuro è un messaggio di speranza: se oggi non è come vorresti, domani sarà meglio.

Oppure oggi è così bello che l’unica cosa da fare è goderne in maniera smisurata. L’oceano non è preoccupato quando le sue acque sono agitate o le sue correnti lo squassano come fosse una gigantesca lavatrice. Semplicemente è. E sa bene che “anche questo passerà”.

Crediamo che il nostro futuro sia legato a doppio filo al nostro presente. Ma non c’è nulla di più falso. Resto sempre meravigliato di fronte alle grandi mareggiate. Sono fatte di onde enormi che frangono anche in quelle baie dove di solito le onde non arrivano. La mia prima reazione quando le vedo è “fermi tutti! datemi un po’ di paraffina che oggi devo cavalcare ogni onda possibile!”

Poi però interviene un impegno che distoglie tutta la mia energia dall’idea di andare a surfare. Prima che quell’idea mi ritorni in mente sono passate migliaia di onde. Ognuna al suo posto, perfetta, mentre si infrange sugli scogli o sulla sabbia. Ogni onda è un invito a godere ciò che pensavo di non poter godere più.

Quando la mareggiata finisce, com’è naturale che sia, l’oceano imbandisce la tavola con un altro pasto sontuoso. Sono i giorni in cui il mare è calmo, occasione ideale per fare un po’ di snorkeling o insegnare ai miei figli a nuotare.

Quando troviamo il coraggio di non nutrire delusioni e fallimenti, possiamo scovare la vita vera in ogni momento. Il tempo passa. Le onde più violente si calmano. Sul calar della sera i venti furiosi si placano per poi intensificarsi di nuovo. Cosa più importante: anche in condizioni estreme, per i più coraggiosi ci sono infinite opportunità di gioire ed essere felici se solo sono abbastanza presenti da trovarle.

Voglio preoccuparmi di meno; voglio passare meno tempo a recriminare su ciò che poteva essere e non è stato; voglio passare meno tempo a lamentarmi se le cose non sono andate come speravo. La mia idea è di essere come l’oceano che assorbe in sé i venti e le mareggiate; sapere che i giorni di calma sono dietro l’angolo e godermi una bella surfata su onde instabili.

L’altro giorno al mare ho incontrato un uomo. Aveva perso ogni cosa. Aveva gli occhi illuminati dalla speranza. Respirava come se custodisse in sé l’eternitá.

“Come fai?” gli ho chiesto.

“Come fai cosa?”

“Come fai ad essere così positivo dopo quello che ti è successo?”

Guardando le montagne dietro di noi, mi ha sorriso.

“Guardati intorno. Guarda quanta bellezza. Questa bellezza racconta una storia.”

“Cioè?” gli ho chiesto un po’ stupidamente.

“Andrà tutto bene. Tutto sarà come deve essere. Rimani presente a ciò che è e a ciò che sarà. Quello che mi preme adesso è cavalcare la prossima onda.”