[Testo] Episodio 129: Il Sorriso del Dalai Lama Non è Per Caso

Il Dalai Lama, nella sua residenza di Dharamsala, sembrava perplesso.

Jim, il mio insegnante di meditazione, aveva ottenuto di essere ricevuto da Sua Santità, e il Maestro tibetano gli aveva chiesto della sua pratica meditativa.

“Quindi mediti? E che tipo di meditazione fai?”

Jim rispose che era insegnante secondo l’antico sentiero del Suono e della Luce, la cui pratica consisteva nel recitare canti devozionali rivolti alle divinità. Il Maestro disse che conosceva quel sentiero, c’erano giusto alcuni insegnanti giù lungo la strada.

Poi continuò rivolgendosi all’ospite americano: “Quindi quanto mediti di solito?”

Jim gli disse che meditava dalle due ore alle due ore e mezza al giorno.

“Davvero? Stai dicendo la verità?” Sua Santità era sorpreso da quella rivelazione.

“Si, – disse Jim – devo farlo per trovare il mio centro, per entrare in uno stato di profonda connessione con le cose e per sperimentare quegli stati mentali di cui ho bisogno per rendere la mia giornata piena e degna di essere vissuta”.

Ci fu una breve pausa, poi Jim ribaltò la domanda. “Posso chiederVi quanto meditate ogni giorno?”

Il Dalai Lama rispose quasi subito “Ho fatto fatica a crederti ma farai parecchia fatica anche tu a credere a quello che sto per dirti”. E spiegò che per trovare quel “centro” di cui aveva parlato Jim, aveva bisogno di meditare per cinque ore al giorno.

Disse che per poter gestire gli stimoli del mondo esterno e la mole di esperienze che aveva accumulato nella sua lunga vita, in altre parole il suo mondo interiore, era necessario molto tempo.

“Se non lo faccio, non rido e neanche sorrido; i monaci che vivono qui con me se ne accorgono e fanno un passo indietro, e tutto questo perché non ho meditato bene.”

Proseguí dicendo che la sua caratteristica risata e i suoi occhi vivaci e pieni di gioia non sarebbero mai esistiti se non fosse stato per la sua costante pratica meditativa.

“Quel sorriso e quegli occhi vengono dal mio centro” e sono il frutto delle cinque ore di meditazione quotidiana. Confessò poi a Jim che avrebbe preferito meditare per due ore e mezza invece di cinque, ma che per trovare il suo centro quello era il tempo necessario.

Mentre ascoltavo il racconto di Jim, fui colpito da un’apparente stranezza. Spesso immaginiamo che i Maestri non debbano praticare quanto noi comuni mortali, ma invece è vero il contrario. Per una mente logica e razionale, questo è un paradosso, come quello che lascia un po’ confusi quando le persone che hanno seguito un programma di recupero in 12 passi continuano comunque ad andare agli incontri anche dopo aver finito il percorso.

Il fatto è che è nella natura della mente distrarsi e perdersi appresso ai pensieri, e quindi dobbiamo continuamente allenarci a riportarla a casa.

“Tieni la tua mente dove è il tuo corpo” è un suggerimento molto prezioso. Così come la frase “il prezzo della sobrietà è un’attenzione continua” è un’altra verità che riconosce le debolezze dell’essere umano e il suo bisogno di disciplina.

Il linguaggio dell’Ego e quello dell’Anima sono spesso contradditori. Il primo gonfia a dismisura il senso dell’io me mio, e pretende progressi, risultati e il raggiungimento dell’eccellenza; il secondo conosce l’umiltà della mente di principiante.

Forse è ora di iniziare ad alzarsi più presto al mattino.