[Testo] Episodio 125: Il Sollievo di Lasciare Andare

Esistono alcune verità fondamentali, ad esempio che non abbiamo alcun controllo, che la vita è ingiusta e che la chiave sta nel lasciare andare.

A scuola guida ti insegnano ad assecondare la sbandata, non a contrastarla, il che non sembra molto logico. Peraltro l’ho sperimentato personalmente in pieno inverno su una strada ghiacciata quando la mia macchina ha iniziato a sbandare e ho deciso di dare retta alla scuola guida, le mani appoggiate sul volante, il cuore a mille e la sensazione di scivolare via senza alcuna possibilità di fermarmi se non contro l’ostacolo più vicino.

Nessun controllo. Viviamo in un flusso caotico di eventi e per capirlo basta prendere una mattina qualsiasi della nostra vita. Il sole sorge. Bene. Il caffè bollente è una vera delizia. Ricevo un messaggio dal mio capo – mi dice che c’è un’altra situazione difficile in ufficio. Non l’ho provocata io ma la devo gestire. Inizio la solita routine fatta di email, telefonate e così via. Con la mia mente che per tutto il tempo cerca di impacchettare gli eventi in una narrazione che sia logica e comprensibile. Una narrazione sulla quale in qualche modo io possa intervenire.

Facciamo tutti così. Ci raccontiamo delle storie. Vogliamo un mondo logico. Ci piace credere che possiamo controllare la nostra esperienza.

Questo credere di avere controllo è ciò che di fatto tiene insieme famiglia e istituzioni. Fa parte del nostro modo di crescere i figli, dell’insegnamento che riceviamo a scuola, è alla base della gerarchia sul luogo di lavoro. Molti di noi cercano semplicemente di fare la cosa giusta, nella speranza di ottenere in cambio ciò che pensano di meritare. Siamo convinti che, se solo controlliamo le nostre risposte e soddisfiamo le aspettative altrui, i nostri sforzi ci porteranno buoni risultati.

Naturalmente le cose non funzionano così. Posso rispettare diligentemente tutte le norme stradali e ritrovarmi lo stesso con un’automobile nella portiera perché non si è fermata al semaforo rosso.

Qui entra in gioco la verità numero due. La vita è ingiusta. Pensa alla differenza di vita e di opportunità di un bambino che nasce in un ricco sobborgo americano rispetto a quello che nasce in un contesto di povertà.

Mi chiedo: quand’è il momento giusto per svelare a tuo figlio la sostanziale ingiustizia della vita? Ti immagini mettere seduto un bimbo di quattro anni e spiegargli che in un modo o nell’altro per tutta la vita dovrà sudarsi ogni cosa? Sinceramente faccio fatica a immaginare di dirlo adesso a mio figlio che di anni ne ha 29.

Ciò che so ora avrei voluto saperlo quand’ero una giovane donna e madre. Avrei parlato ai miei figli verso i dieci anni, già abbastanza grandi quindi per cogliere le sfumature. Abbastanza grandi per capire che nella vita le cose brutte accadono a prescindere, e che la cosa migliore che possiamo fare è imparare ad essere resilienti, imparare a rialzarci dopo ogni caduta.

Una cosa che so sulla resilienza è che non è sinonimo di durezza. La durezza è solo apparenza. La durezza di solito è una maschera che serve per nascondere la paura. Resilienza invece è guardare la nostra parte impaurita e permetterle di sentire tutto ciò che ha bisogno di sentire ma senza farla andare in pezzi. E poi? E poi andare avanti comunque, nonostante la paura.

Sono l’esperienza, i tentativi e i fallimenti che ci fanno diventare resilienti. E lo diventiamo sempre di più ogni volta che guardiamo in faccia le nostre parti tristi, spaventate, ferite, arrabbiate e ciò nonostante andiamo avanti.

Come fare per andare avanti?

Paradossalmente, lasciando andare. La prossima volta che ti trovi in una situazione difficile, osservane con attenzione tutti gli aspetti spiacevoli. Quanta di quella sofferenza è co-creata da te con la tua reazione a ciò che sta accadendo?

Ok, dici tu, però dovrei arrabbiarmi con quel tipo che si è messo in fila alla cassa veloce con 40 lattine di cibo per gatti e altri 20 pezzi di spesa. Può darsi. Ma trattenere quell’emozione rende la vita difficile a TE.

Come sarebbe non preoccuparsene? Come sarebbe non rimanere aggrappati alla rabbia? Hai anche solo una pallida idea?

Anche se non ce l’hai, prova a praticare in questo modo: nota quando qualcosa ti irrita o ti agita. Apriti alle emozioni e alle sensazioni nel corpo – apriti a qualsiasi cosa sorge in quel momento. E in quella consapevolezza, pratica il lasciare andare.

Qualsiasi cosa sorge è come una piuma sulla quale puoi soffiare. È come un palloncino che puoi lasciare andare e far volare via. È come una foglia che puoi osservare mentre il fiume la porta via con sé.

Qualsiasi cosa sorge non è te, non è tua.

Non lo è mai stata.