[Testo] Episodio 109: Fare Amicizia Con i Dèmoni Dentro di Noi

Tricycle, una nota pubblicazione buddista, definisce la Vipassana come “una consapevolezza chiara di ciò che sta accadendo, mentre sta accadendo”. È una forma di meditazione che viene spiegata nei Discorsi di Media Lunghezza del Buddha, un testo sacro buddista. Nonostante il testo sia buddista, la meditazione Vipassana può essere praticata da chiunque, in qualsiasi momento. Nel Satipatthana Sutta ne troviamo una descrizione dettagliata, che riassumo brevemente:

  • siediti a gambe incrociate in un posto tranquillo dove non verrai disturbato per 20 minuti
  • porta la tua attenzione al respiro. Mentre inspiri dì dentro di te “sto inspirando”, mentre espiri dì “sto espirando”
  • dopo alcuni minuti porta la tua attenzione al corpo. Inizia dalla punta dei piedi. Nota qualsiasi tensione. Dì dentro di te “mi sto concentrando sui piedi”, “mi sto concentrando sulle anche” e così via fino a raggiungere la sommità della testa
  • poi porta attenzione al tuo stato emotivo. Dì dentro di te “mi sento emotivamente neutro”, “mi sento felice” oppure “provo sofferenza”. Concentrati intensamente sull’emozione e nota come cambia man mano che la osservi più da vicino
  • porta l’attenzione ai tuoi contenuti mentali. Dì dentro di te “noto un torrente di pensieri” se la tua mente è agitata. Dì “sono sopraffatto dai pensieri” se ti sembra che la tua testa stia per scoppiare.
  • torna al respiro per qualche minuto. Poi lentamente rimettiti in piedi provando a mantenere piena consapevolezza. Quando pieghi il ginocchio dì dentro di te “sto piegando il ginocchio”. Quando ti appoggi sulla mano per rialzarti dì dentro di te “il palmo della mia mano appoggia sul pavimento”. Una volta in piedi, cerca di restare consapevole di ogni tuo movimento.

Questa pratica può essere adattata anche alla camminata. Se stai camminando, mentre ti muovi dedica più attenzione al corpo. Questi esercizi hanno lo scopo di renderti più consapevole dei tuoi pensieri e delle tue azioni mentre accadono, senza reagire. Col tempo diventi meno reattivo e più proattivo. Puoi scegliere il tuo comportamento. Praticare regolarmente la Vipassana ha cambiato la mia vita e ha calmato l’agitazione che avevo dentro.

Ho quasi sempre un uragano nella testa. Depressione e ansia tendono a infiltrarsi in ogni cosa che faccio. È come un buio profondo che poco a poco mi avvolge e mi consuma. Sono così abituata ormai a quel buio e a quella vergogna, che un giorno, nel bel mezzo dell’ennesimo pianto a dirotto, mi sono ritrovata seduta a terra con le gambe incrociate. Stavo provando a praticare la Vipassana, una meditazione di cui avevo soltanto vagamente sentito parlare.

Come studentessa di periferia, l’idea del praticare in gruppo non mi prendeva per niente. Concepivo il gruppo solo per ritiri lunghi che peraltro non potevo permettermi e dove non potevo andare. Non sapevo nemmeno se meditavo bene oppure no.

Avevo da poco conosciuto il buddismo Theravada ed era la prima volta che percepivo in modo chiaro la verità dei sutra che mi venivano insegnati. Questo però non rendeva più facile sedermi in meditazione. Non avevo molta scelta, pregare non aveva mai funzionato, quindi dovevo trovare un’alternativa. La meditazione era l’unica cosa che mi dava un qualche sollievo.

Oggi è stata una giornata particolarmente pesante. Di solito la mia depressione è come una voce costante dentro la testa. Il mio critico interiore si è fatto sentire come non mai. Ho sentito sempre più tensione nel petto. Al centro ho percepito un bruciore, mentre la mia mente ha continuato ad agitarsi come un uragano. Ho immaginato che delle persone con le quali ho sbagliato mi offendevano e mi umiliavano. Mi sono vista indegna e sbagliata. C’era una voce nella mia testa che mi diceva quanto fossi patetica e inutile. A un certo punto mi sono vista investita da delle macchine, e anche impiccata.

Di solito cerco di evitare quei pensieri distraendomi, recitando dei mantra o con qualsiasi altro espediente. Quasi mai però mi sono seduta con le mie emozioni, dando loro il tempo e lo spazio che una neo mamma darebbe al proprio figlio.

Non appena ho portato la mia attenzione al respiro e ho permesso ai pensieri di sorgere e svanire, ho sentito dilatarsi lo spazio tra me e la mia sofferenza. È stato come sentirmi all’improvviso divisa in due: dentro di me l’osservatore e l’oggetto osservato di solito erano tutt’uno. Un po’ come se la mia mente fosse sempre stata un cielo pieno di nuvole che ora, per un attimo, si erano separati l’uno dalle altre.

Prima di quel momento non avevo mai provato pace. Tutto era sempre confuso e contorto; ogni contatto col mondo era caratterizzato da quel buio nel quale la mia mente mi gettava. Quel momento invece mi ha dato la possibilità di stare in pace per trenta minuti. Potrebbe non sembrare un granché. Ma durante i miei 25 anni di vita su questa Terra solo poche volte mi è capitato di provare una sensazione di pace per un tempo abbastanza lungo. In quanto persona affetta da depressione bipolare, accade spesso che il mio umore oscilli parecchio, ma il solo sedermi e prestare attenzione al mio respiro mi aiuta a calmarmi.

Nessuno mi ha mai detto che la chiave per superare il dolore è stargli seduta accanto e dargli l’attenzione che chiede, con gentilezza. Ho realizzato che tutto ciò che il dolore vuole è la nostra attenzione; vuole essere visto davvero, e vuole che stiamo con lui come faremmo con un bimbo che piange. Non è facile avere a che fare con il dolore, ma sedendomi a meditare ho imparato che puoi metterlo in prospettiva. Puoi vedere come tutti i fenomeni sorgono e poi svaniscono. Non ho mai smesso di andare in terapia, di prendere le medicine né di mettere in atto strategie di adattamento. Quello che posso dire è che ho trovato la mia casa dentro di me. Finalmente.