[Testo] Episodio 095: Felicità è...Domare la Mente Scimmia

Ti è mai capitato di non riuscire a prendere sonno per via della miriade di pensieri che ti frullavano in testa – un continuo avanti e indietro tra liste di cose da fare, scenari apocalittici e analisi dettagliate delle discussioni con tua madre? O di doverti concentrare su un’importante scadenza di lavoro ed essere invece continuamente distratto dal cellulare, dai social media e dalla posta elettronica?

Questa è quella che negli antichi testi buddisti viene chiamata la “mente scimmia”. Come ha osservato il Buddha “proprio come una scimmia, che girovagando nella foresta afferrasse un ramo, lasciandolo poi andare per afferrarne un altro per poi lasciare andare anche quello per afferrarne un altro ancora, allo stesso modo, ciò che chiamiamo ‘pensiero’, ‘mente’ o ‘coscienza’ sorge in un certo modo per poi diventare qualcosa di diverso, e questo accade in continuazione, sia di giorno che di notte”. È una metafora piuttosto inquietante quella che raffigura la mente umana come una scimmia irrequieta in costante movimento. Metafora che appare ancora più pertinente nella nostra epoca iperconnessa dominata da tablet e smartphone.

Se analizziamo la mente scimmia da una prospettiva scientifica, vediamo che in gran parte corrisponde ai concetti psicologici denominati sistema di attivazione e sistema di inibizione comportamentale. Tali sistemi regolano aspetti quali la motivazione e la risposta comportamentale agli stimoli di ricompensa o di punizione. Quando ci troviamo in situazioni che innescano una reazione di attacco o di fuga, il sistema di inibizione comportamentale si attiva. Questo produce una risposta inibitoria accompagnata da un’emozione corrispondente quale ansia o paura.

Per esempio, pensa a una volta in cui sei tornato a casa tardi di notte, a piedi, immerso nei tuoi pensieri, e all’improvviso sei stato spaventato da un rumore alle tue spalle che ti ha tenuto in apprensione per il resto del tragitto. O magari, tornando sul luogo del primo appuntamento dopo la fine di una lunga relazione, ti sei sentito stranamente ansioso e preoccupato di poter stare male nel ricordare quell’incontro. In entrambi i casi è il tuo sistema di inibizione comportamentale al lavoro.

Ogni giorno facciamo scelte in base al principio di ricompensa o di punizione. Siamo motivati o dalla ricerca del piacevole o dall’evitamento dello spiacevole. Alcuni di noi sono più sensibili agli stimoli piacevoli, il che significa che trovano più occasioni di felicità e benessere attorno a loro. Altri sono più sensibili agli stimoli spiacevoli, e quindi percepiscono più facilmente le fonti di ansia e di stress.

In pratica mente scimmia vuol dire che il sistema di inibizione comportamentale è andato in tilt: la nostra mente percepisce minacce ovunque e tale percezione orienta la nostra coscienza verso pensieri corrispondenti, in un continuo rimbalzare tra ansia e paura. È difficile sopprimere quei pensieri, soprattutto perché sotto il profilo evoluzionistico siamo programmati per prendere sul serio le minacce e dedicare loro attenzione al fine di trovare una soluzione. Peraltro nella vita moderna non si tratta quasi mai di minacce che mettono a rischio la nostra sopravvivenza, ma piuttosto di accadimenti ordinari erroneamente classificati come minacciosi.

Praticare Mindfulness è l’antidoto alla mente scimmia. Studi scientifici hanno evidenziato che le persone più portate ad essere presenti e consapevoli mostrano una minore attività nelle aree cerebrali associate all’individuazione di potenziali minacce rispetto alle persone meno “mindful”. Tradotto significa che le prime sono più attrezzate per regolare i propri pensieri e domare la mente scimmia.

Quando cerchiamo di smettere di pensare a qualcosa, in realtà quello che accade è l’esatto contrario. Un racconto buddista descrive molto bene questa situazione: nonostante i tentativi della popolazione di allontanare un fastidioso branco di scimmie dalla città, molte di loro ritornavano. La soluzione è stata quella di piantare degli alberi attorno alla città e permettere alle scimmie di vivere naturalmente.

In psicologia, questo effetto cognitivo che deriva dal tentativo di sopprimere i pensieri viene chiamato processo ironico. Una componente fondamentale della Mindfulness è l’accettazione dei pensieri indesiderati, ovvero il contrario della soppressione. Per gestire i pensieri negativi, un atteggiamento accettante e accogliente è di gran lunga più efficace rispetto al cercare di zittire la mente scimmia con la forza.

Quando parliamo di Mindfulness è importante ricordare che nell’accezione comune viene spesso confusa con la meditazione. Dovremmo invece considerarla più come uno stile di vita. La meditazione è solo una delle sue diverse componenti.

Vivere in modo consapevole significa poter mantenere l’attenzione al momento presente, osservando i pensieri che vanno e che vengono senza giudicarli.

Con l’enorme sviluppo delle tecnologie digitali e l’abbondanza di stimoli che continuamente reclamano la nostra attenzione, non sorprende che sempre più giovani e meno giovani cerchino uno stile di vita più consapevole. Se da un lato la meditazione rappresenta un primo modo per domare la mente scimmia, trasformare la Mindfulness in uno stile di vita può essere ancora più efficace.

Quindi la prossima volta che la tua mente inizia a galoppare, fai un passo indietro e osserva il flusso dei pensieri accettandolo come un meccanismo biologico di autoconservazione. E concediti di andare oltre i pensieri disturbanti, verso uno stato di presenza consapevole.