[Testo] Episodio 008: La Semplice Psicologia della Mindfulness

La Mindfulness è una pratica molto semplice. Consiste nel generare più consapevolezza del momento presente decentrandosi dai pensieri e dalle emozioni e sviluppando più attenzione e interesse per ciò che sta accadendo qui e ora. È difficile dire con precisione quanti pensieri ha in media una persona ogni giorno, ma da quello che ho letto si tratta di un numero fra 30 mila e 70 mila. Un’enormità. Se, come accade di solito, la maggior parte di questi pensieri sono negativi – preoccupazioni, rimorsi, giudizi – è come avere una nube tossica che incombe costantemente sulla nostra vita, ogni minuto di ogni giorno.
 
E ciò nonostante, continuiamo a darci da fare per trovare risposte alle difficoltà della vita e poter vivere felici, anche mentre questa nube tossica ci segue dappertutto. Come pensiamo possa funzionare? È la stessa situazione del criceto che corre nella ruota. Per smettere di correre dobbiamo solo spostarci di lato e scendere dalla ruota, ma invece continuiamo, convinti che alla fine così facendo riusciremo a mettere a posto ogni cosa. In un certo senso questa è l’attuale condizione umana.

La Mindfulness ci invita a fare un passo di lato

La Mindfulness può essere una pratica estremamente impegnativa per coloro che fanno fatica a spostarsi di lato e scendere dalla ruota, anche solo per un minuto. La maggioranza delle persone tende a credere che pensando di più prima o poi arriveranno a una soluzione. Il famoso maestro zen Shunryu Suzuki ha descritto questo modo di vivere con una metafora: quella di un insetto intrappolato in una ragnatela, che si dimena per liberarsi, senza riuscirci mai. Per quanto possa sembrare anti-intuitivo, l’approccio della Mindfulness per liberarsi dalla ragnatela è semplicemente quello di fare un passo di lato. Fuor di metafora, rallentare e prendere atto di essere intrappolati, ovvero immersi nei pensieri. Il passo successivo è decentrarsi dai pensieri portando attenzione al nostro respiro, ai suoni attorno a noi, al contatto del corpo con il terreno, alle sensazioni presenti nelle mani e nei piedi, ai movimenti dell’addome mentre respiriamo o agli oggetti che vediamo intorno a noi. La Mindfulness ci fa diventare più attenti e interessati a ciò che accade dentro e fuori di noi momento dopo momento; così facendo, possiamo smettere di correre e scendere dalla ruota.
 
Come psicoterapeuta lavoro quotidianamente con persone che faticano a gestire le difficoltà della loro vita. Per quanto dolorose e condizionanti, tali difficoltà sono quasi sempre il risultato dell’essere troppo identificati con i propri pensieri, ovvero dell’essere schiavi di una mente che non rallenta mai. A mano a mano che le persone imparano a liberarsi dalla ragnatela dei pensieri negativi, osservo cambiamenti radicali nelle loro vite. Questo mi induce a pensare che la Mindfulness deve avere un effetto intrinsecamente equilibrante per il nostro cervello e il nostro corpo.
 
Insonnia, depressione, attacchi di panico, ansia, insicurezza e scarsa fiducia in sé stessi, senso generale di insoddisfazione, dipendenza, rabbia, preoccupazioni croniche e altre varie difficoltà; tutti questi stati sembrano diminuire notevolmente di intensità quando una persona è disposta a decentrarsi dai propri pensieri coltivando Mindfulness più volte durante la giornata. Le condizioni esterne possono non cambiare molto, ma cambia il suo modo di relazionarsi ad esse. Diventa capace di svincolarsi sempre più spesso dalla ragnatela dei pensieri.

Mindfulness e psicologia classica

La psicologia classica afferma che è necessario analizzare pensieri ed emozioni (in sostanza pensare di più), scendere in profondità nelle parti che più ci disturbano, e come risultato potremo fare certi collegamenti, impareremo a conoscerci di più, risolveremo ferite antiche e finalmente usciremo dalla nostra prigione psicologica. Se questo metodo non funziona, ci viene prescritta una pillola per farci soffrire di meno, e al contempo proseguiamo un percorso di analisi tradizionale. Alla fine, forse, staremo un po’ meglio. Durante il mio tirocinio post laurea di psicologia, questo è stato il modello standard di cura che veniva insegnato a tutti gli studenti e di cui ancora oggi sono fautori molti psicoterapeuti. Credo che questo, sul lungo periodo, serva soltanto a rendere le cose più complicate – e più remunerative – del necessario. Sebbene raccontare le nostre vicissitudini e i nostri stati d’animo a una persona che ci ascolta attentamente può essere alquanto terapeutico, penso che gli effetti siano di breve durata. Catartici – nella migliore delle ipotesi – poiché stiamo comunque rimestando quella che è la causa dei nostri problemi – i pensieri negativi. Non passerà molto tempo prima che la persona si ritrovi di nuovo identificata con i suoi abituali schemi cognitivi ed emotivi negativi.
 
La psicologia della Mindfulness è una psicologia semplice. Invece di dedicare tanto tempo ad analizzare ciò che una persona pensa o prova, dà importanza a sviluppare la sua capacità di prestare attenzione ed essere presente a ciò che accade momento dopo momento. Col tempo, il risultato è che la persona impara a disidentificarsi da pensieri ed emozioni e ad essere più consapevole di ciò che sta facendo, dicendo e pensando qui e ora. L’accento non è più tanto sul capire o risolvere i problemi quanto sull’essere più presenti alla nostra vita così com’è, momento dopo momento, respiro dopo respiro. Si chiama auto-regolazione.
 
Praticando Mindfulness, ciò che sperimentiamo è che svariati problemi psicologici si risolvono spontaneamente. La ragnatela di pensieri diventa meno appiccicosa e possiamo uscirne fuori, anche se solo per un minuto alla volta, ed entrare in uno stato di presenza dove quella nube tossica di preoccupazioni, rimorsi e giudizi che ci segue dappertutto non ha più il potere di renderci infelici.
Articolo originale di Randall Jay Sokoloff su Medium.com