[Testo] Episodio 014: Il Potere dei Pensieri

L’insegnamento fondamentale della Mindfulness è che più prestiamo attenzione a qualcosa, più gli diamo potere. Quando sediamo in silenzio e osserviamo l’andirivieni dei pensieri, quelli che ci sono indifferenti non ci creano alcun problema. I pensieri riguardanti piccoli dettagli e situazioni innocue di solito non ci disturbano. I pensieri che ci mettono più alla prova sono quelli che per noi hanno un forte significato. Nella vita quotidiana dedichiamo molta attenzione ed energia a questi pensieri, e così gli diamo ancora più potere su di noi.

Afferrare o lasciare andare?

Ogni volta che ci sediamo a praticare Mindfulness, che ne siamo consapevoli o no, facciamo una scelta: ci fissiamo su un certo pensiero oppure lo lasciamo andare? Se ci fissiamo, gli diamo potere. E piu diventa potente, più è in grado di condizionarci. Se non ci fissiamo, il pensiero perde spontaneamente energia e scompare. I pensieri che consideriamo poco importanti, lo sono nella misura in cui li ignoriamo e li lasciamo andare. Possiamo cambiare la nostra percezione della realtá imparando a discernere a quali pensieri diamo potere.

La pratica meditativa è un utile microcosmo per comprendere come queste fissazioni impattano sulla nostra vita quotidiana, sui nostri ideali e sulle nostre relazioni con gli altri. Questa è la ragione per cui la Mindfulness viene considerata così “utile” da quei praticanti fanatici della produttività. La Mindfulness non è un “fare”, come sollevare pesi o correre, che aumentano la resistenza e la forza. Simbolicamente parlando, è invece un allenamento della capacità percettiva. Un signor nessuno non prende il violino e va a suonare alla Scala. Sviluppare e coltivare le qualità proprie di un musicista richiede pratica.

La Mindfulness e l’importanza della pratica

Anche la percezione e l’esperienza richiedono pratica. Invecchiando diventiamo più saggi per via di tutta l’esperienza di vita che abbiamo accumulato. Meditare significa praticare la cognizione. La nostra abilità cognitiva si manifesta quando sappiamo cosa fare dei nostri pensieri, non quando ne siamo schiavi. Ecco perché “padroneggiare il proprio sé” è considerato un aspetto così importante nella letteratura spirituale. Quando dirigiamo la nostra attenzione e la sua energia verso l’interno, impariamo a intervenire sulla realtà là dove ha origine – nella mente. Una volta che siamo in grado di farlo, non è più necessario cercare di costringere il mondo a conformarsi a ciò che vogliamo.

Pensiero e azione

La relazione che esiste tra pensiero e azione finisce per essere fortemente influenzata dal potere che diamo a certi pensieri. Immaginate il cervello come un organo legislativo:; decide quale dei suoi costituenti ha potere e cosa comporta quel potere nelle diverse situazioni. Se passiamo la maggior parte del nostro tempo a nutrire pensieri maliziosi ed egoisti, la nostra vita lentamente prenderà forma attorno a quei valori. Se dirigiamo la nostra attenzione a pensieri di benevolenza, sviluppo e prosperità, la nostra vita si svolgerà di conseguenza. Quando modifichiamo il pensiero, che è causa dell’azione, questa prende forma attorno a quel pensiero. Molti non si rendono conto di questo; pensano che le azioni modificheranno la loro vita e il loro sentire. La Mindfulness ci insegna che per cambiare la nostra vita è più importante guardare all’interno di noi stessi piuttosto che all’esterno.

Tutto questo è solo parte dell’equazione, naturalmente, ma è troppo semplice per essere sempre vero. Talvolta dalla vita riceviamo l’opposto di ciò che desideriamo, perché la vita è più complessa del semplice ottenere ciò a cui pensiamo di più. E questo è forse il punto più importante da comprendere nella relazione tra pensieri e potere – in ogni istante la nostra attenzione attribuisce potere a qualcosa. Che nel preciso momento in cui questo avviene lo percepiamo come bene o male non ha importanza. Non siamo sempre direttamente responsabili di ciò che ci accade. Siamo sempre responsabili, invece, di come percepiamo ciò che ci accade.

Storie di Mindfulness

Ricordiamoci la storia del contadino, che di tanto in tanto mi piace raccontare:

C’era un vecchio contadino che per tanti anni aveva lavorato la terra. Un giorno il suo cavallo scappò. Saputa la notizia, i vicini vennero a fargli visita: Che sfortuna! dissero 
per consolarlo. Può essere, rispose lui.

Il mattino seguente il cavallo ritornò, insieme ad altri tre cavalli selvaggi. Che meraviglia! esclamarono i vicini. Può essere, rispose il vecchio.

Il giorno successivo suo figlio provò a cavalcare uno dei cavalli selvaggi, venne disarcionato e si ruppe una gamba. Di nuovo i vicini tornarono a consolare il contadino vittima di tanta disgrazia. Può essere, rispose lui.

Il giorno dopo arrivarono al villaggio degli ufficiali militari per arruolare giovani nell’esercito. Vedendo che il figlio del contadino aveva la gamba rotta, lo esentarono. I vicini si congratularono con il vecchio per quanto bene erano andate le cose. Può essere, rispose lui.