[Testo] Episodio 027: L'Arte di Abbracciare l'Intera Catastrofe

Vivere una vita all’insegna della Mindfulness è bello…

È una vita che ti libera dalle tue paure più profonde e ti dà una base solida, sicura su cui poggiare quando gli ostacoli si presentano sul tuo cammino. Per quanto la Mindfulness possa essere meravigliosa, però, non farti ingannare. Richiede impegno.

È facile essere sedotti dalla bellezza e dalla beatitudine di una vita che ha un senso, una direzione. Una vita in cui, attraverso la meditazione e la contemplazione, trovi tranquillità e chiarezza. Chi non vorrebbe avere i “superpoteri” della Mindfulness?

Ma allora perché non ci sono molte più persone gioiose e felici?

Perché imparare a vivere consapevolmente è difficile.

Non fraintendetemi. Ci sono persone che hanno una naturale propensione a prendersi cura di sé stesse e a cercare la gioa dentro di sé, non fuori. Persone che più facilmente raggiungono la libertà che una vita consapevole offre.

E poi ci sono le persone come me.

La Mindfulness è un percorso che talvolta ho sentito distante e non autentico, perché sono stata educata (come la maggior parte delle persone) a vedere il mondo attraverso la lente del pessimismo. A considerarmi vittima delle circostanze, delle cattive coincidenze e della sfortuna. Mio padre ripeteva sempre che tutti noi in famiglia eravamo affetti dalla “maledizione delle scoppole”. Era convinto che il mondo non fosse mai dalla nostra parte e che se qualcosa di brutto doveva capitare, sicuramente sarebbe capitato a uno di noi. A causa di questa convinzione, a me e a mio fratello è stato involontariamente insegnato a non assumerci la responsabilità della nostra vita. La nostra vita non era veramente nostra. E allora perché prendersi la briga di combattere quella maledizione?

Il mio percorso di consapevolezza è iniziato da una situazione di stanchezza e costante negatività. Non ne potevo più di sentirmi sempre un fallimento. Nutrivo una forte sfiducia in me stessa e mi sentivo disconnessa da chiunque e da qualsiasi cosa avessi attorno. Forse era depressione. Forse era il rendermi conto che la vita stava passando in fretta e io non avevo una chiara idea di dove andare. Non solo, ma nessuno sembrava aver voglia di darmi una mappa o di aiutarmi ad arrivare da qualche parte. Da qualsiasi parte. O erano smarriti come me oppure troppo occupati a seguire un sentiero al quale non potevo avere accesso. Fu a quel punto che mi resi conto che per trovare le risposte dovevo cercare dentro me stessa.

All’inizio è stato facile. Ho iniziato a praticare yoga con regolarità. Ho iniziato a nutrire la mia mente con pensieri positivi. Ho smesso di incolpare gli altri per le mie disavventure. Ero totalmente presa dal mio percorso di consapevolezza e non era nemmeno così difficile come me l’ero immaginato.

Poi la vita ha cominciato a fare sul serio. Molto sul serio.

Dopo circa sei mesi dall’inizio del mio percorso, mia madre, in seguito a un trauma cranico, ha avuto un’emorragia cerebrale. Mio padre, che dipendeva da lei per ogni cosa, si è rivelato totalmente incapace di gestire gli aspetti più banali della propria vita. Mio fratello, ostaggio della depressione, è sprofondato ancor di più nella sua dipendenza dall’alcol. Invece di affrontare tali difficoltà con calma ed equilibrio, spesso mi sono arrabbiata. Il mio corpo e la mia mente si sono ammalati per via dello stress e dell’incertezza. In breve tempo il mondo era tornato ad essere un luogo pesante, cupo e senza un barlume di speranza.

La Mindfulness doveva essere il mio superpotere. Doveva rendermi immune dal sentirmi sopraffatta, arrabbiata, risentita e del tutto inadeguata a condurre la mia vita. Durante questi primi giorni sentivo la maledizione ridermi in faccia. E ricordarmi che ero alla sua mercé.

Quasi ci cascavo. Stavo per mandare all’aria tutti i progressi fatti perché in fin dei conti a cosa erano serviti? Vivere consapevolmente non stava funzionando.

O invece si?

Tutti voi che siete in ascolto vi trovate in punti diversi del vostro cammino di consapevolezza. Alcuni di voi sono all’inizio, dove le possibilità sono infinite e non vedete l’ora che i vostri superpoteri si manifestino. Altri hanno superato la fase più insidiosa, quella che rischia di portarti fuori strada e di farti desistere dal tuo intento. Il mio sospetto però è che molti di voi siano in mezzo al guado, come me.

È la parte più incasinata.

Ti sei guadagnato i tuoi superpoteri, ma non sei sicuro di come utilizzarli. Certi giorni sei felice e soddisfatto e confidi nel fatto che l’Universo si sta prendendo cura di te. Che tu ti stai prendendo cura di te. Piano piano stai smettendo di auto-sabotarti e stai imparando a non permettere ai tuoi pensieri negativi di influenzare le tue scelte. Altri giorni sei avvilito e demoralizzato. Ti senti un impostore che fa finta di vivere una vita consapevole e con una chiara direzione. Ti senti un inganno.

Voi, amici miei, non siete impostori. Siete meravigliosi esseri umani che stanno imparando a vivere una vita che non è banale proprio perché non è sempre facile.

La Mindfulness richiede continui aggiustamenti. Richiede flessibilità, pazienza e una buona dose di amor proprio.

Siamo umani.

Soffriamo. Ci arrabbiamo.

Diamo amore. Doniamo gentilezza.

A volte gli altri ci restituiscono amore e gentilezza. A volte se li portano via.

Quello che non può essere portato via è la connessione tra le nostre anime e le nostre menti. Vivere una vita consapevole non è come una foto patinata su Instagram. Può essere un casino. Modificare i tuoi schemi di pensiero può crearti confusione. Ci saranno giornate buone e giornate cattive. Qualsiasi cosa tu faccia, non lasciare che la catastrofe della vita ti dissuada dal tuo obiettivo di vivere serenamente. Abbraccia l’intera catastrofe, gioisci dei tuoi successi e soprattutto ricorda che una vita di consapevolezza non è un punto d’arrivo, ma un viaggio che non finisce mai.