La Mindfulness ai tempi di Internet

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Quanto Internet e l’innovazione tecnologica stanno cambiando la nostra comprensione e pratica della Mindfulness e, più in generale, del Buddismo? Come coltivare le pratiche di consapevolezza, amorevole gentilezza e concentrazione in quest’epoca di Internet che viaggia alla velocità della luce? Ad oggi osservo due tendenze che potrebbero, almeno in parte, rimodellare il futuro della Mindfulness e del Buddismo nell’età di Internet.

La prima è il Sangha in Rete, ovvero comunità di praticanti che si connettono online e lì ricevono il supporto per la loro pratica. E’ una modalità che esiste già da tempo ma che ora si sta diffondendo, soprattutto nei Paesi anglosassoni. Tra i suoi benefici, la possibilità di organizzarsi attorno a idee e persone invece che a luoghi. E l’opportunità di partecipare a gruppi di pratica internazionali, con il vantaggio della varietà di prospettive che tali gruppi comportano. Ho esperienza diretta di Sangha in Rete con l’Insight Dialogue, una pratica meditativa in relazione promossa da Metta Programs: incontri settimanali via Skype, sotto la guida di un facilitatore, con partecipanti da ogni angolo della Terra. Intensa e nutriente.

La seconda tendenza è il fiorire di app che offrono guida e sostegno alla pratica, talvolta con meditazioni guidate da insegnanti qualificati. Ad esempio Stop, Breath and Think, che valuta il panorama emotivo e fisico del praticante prima di suggerirgli un ventaglio di pratiche possibili. Oppure Insight Timer, che oltre ad essere un cronometro che scandisce il tempo al suono della campana tibetana, è anche una guida introduttiva alla meditazione di consapevolezza.

Nella mia esperienza con gruppi di Mindfulness, molti praticanti, soprattutto se neofiti, apprezzano l’idea di poter essere aiutati e sostenuti, anche via tablet e smartphone. Mantenere nel tempo una pratica regolare dopo che se ne sono appresi i fondamenti non è impresa banale. Se Internet e la tecnologia possono aiutare, ben vengano.

E’ lecito immaginare che le future forme di pratica potranno essere profondamente diverse da quelle a cui siamo abituati. Sono anche convinto, però, che conserveranno sempre l’intenzione originaria, ovvero diminuire la sofferenza umana e risvegliare gli aspetti più profondi di cuore e mente.

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