Chi dovrebbe insegnare Mindfulness?

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Sempre più persone sono attratte e scelgono di imparare la meditazione di consapevolezza, o Mindfulness. Fatto senza dubbio positivo, dal momento che la pratica porta diversi benefici all’individuo e, attraverso di lui, alla società nel suo insieme.

E al crescere della domanda, cresce l’offerta. Come risultato, ci sono sempre più opportunità per imparare a praticare la Mindfulness, sia in contesti laici che spirituali. Anche questo è un fatto positivo, ma non così banale.

Rispondere alla domanda con attenzione, cura e responsabilità è complesso, e mi porta alla mente una serie di questioni particolarmente spinose. Chi dovrebbe insegnare la pratica di Mindfulness? Come capire se siamo capitati nelle mani di un insegnante autentico e affidabile?

Non esistono risposte semplici a queste domande, ma vorrei offrire qui alcuni suggerimenti che possano essere spunti di riflessione:

1. Coerenza: quando incontriamo un insegnante di Mindfulness, chiediamoci se incarna ciò che insegna. In altre parole, pratica in prima persona oltre che insegnare? Non è necessario porre la domanda al diretto interessato poiché le parole, in questo caso, non servono. La risposta si percepisce. Se l’insegnante non esprime Mindfulness nelle sue azioni, nel suo modo di comunicare e nella sua presenza, meglio andare altrove.

2. Motivazione: cosa spinge questa persona a insegnare Mindfulness? Lo fa come naturale espressione della pratica, ovvero come servizio agli altri, come gesto di compassione e umiltà? Oppure lo fa per mero interesse personale, professionale o per cavalcare l’onda dell’entusiasmo che attualmente avvolge tutto ciò che è Mindfulness?

3. La pratica è un nostro impegno: noi siamo responsabili della nostra pratica, non il nostro insegnante. Troviamo insegnanti che ci supportano nella pratica, non viceversa.

4. Fiducia nel proprio discernimento: prestiamo attenzione a ciò che sappiamo del nostro insegnante di Mindfulness e a ciò che impariamo da lui, valutiamo se merita la nostra fiducia e non smettiamo mai di osservare. Anche questa è Mindfulness.

In sintesi: prestiamo attenzione quando incontriamo un insegnante di Mindfulness. Notiamo cosa proviamo durante l’esperienza. Siamo consapevoli di ciò che accade intorno a noi e con gli altri partecipanti. Se ci sentiamo a nostro agio e la nostra mente giudicante è soddisfatta, continuiamo a osservare. Altrimenti, cambiamo insegnante. Esistono alternative.

Chiudo questo post rivolgendomi a coloro che, come me, insegnano la Mindfulness in ambito laico / clinico. La Bangor University inglese ha stilato un documento, che vi invito a leggere, nel quale sono raccolti un insieme di criteri per valutare coerenza e competenza dei conduttori di gruppi di Mindfulness. E’ specifico per insegnanti di protocolli Mindfuness-based, ma molte delle competenze che valuta sono comuni a tutti i contesti di insegnamento. E’ un lavoro ancora in corso d’opera, nonostante ciò è ampiamente sufficiente per capire a che punto siamo nel percorso per diventare insegnanti di Mindfulness coerenti, competenti e affidabili.

Per chi lo farà, buona lettura.

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