Chi pratica è egoista?

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Copio (traduco) e incollo uno stralcio di articolo trovato su Internet: “Ciò che davvero mi infastidisce della Mindfulness è che per quanto ne so è qualcosa che riguarda soltanto sé stessi. Stare seduti e concentrarsi sul respiro è un ottimo modo per rilassarsi e ridurre lo stress, ma non è un fine particolarmente nobile in sé. Irraggiare compassione va bene, ma non si traduce necessariamente in azioni concrete. Dov’è che si parla di nutrire gli affamati, dare conforto agli ammalati, e di tutte le virtù esaltate dalla cristianità? Dov’è l’Altro in questa pratica che alimenta unicamente l’interesse verso sé stessi e la propria felicità?”

Mi sembra manchi un pezzo importante, ovvero che un presupposto della pratica di Mindfulness è che sia di beneficio per tutti gli esseri senzienti. Cosa significa essere di beneficio? Essenzialmente, ridurre la sofferenza. Se pratico con questa intenzione, sono nel solco originale della Mindfulness. Altrimenti, no. Vi è nella Mindfulness buddista un forte richiamo etico alla generosità e all’altruismo, assente invece nelle sue applicazioni moderne, siano esse in ambito aziendale, clinico o educativo.

Quindi, a mio parere, la risposta alla domanda iniziale è: dipende. Se pratico secondo gli insegnamenti originali del Buddha, l’Altro è importante quanto me. Non c’è spazio per l’egoismo. Se invece pratico una Mindfulness “moderna”, laica e secolarizzata, forse si.

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