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Ho scritto più volte su questo blog che la pratica di Mindfulness può includere la nuda attenzione, o manasikara, ma non si riduce ad essa. Una componente importante della Mindfulness è infatti quella del ricordare. In sostanza, essere “mindful” significa essere presenti a ciò che accade qui e ora ma anche metterlo in relazione con il nostro vissuto, ricordandoci dei nostri pensieri, emozioni, comportamenti e tendenze mentali e delle conseguenze che hanno avuto su di noi e sugli altri. Quando tale aspetto della Mindfulness si combina con la nuda attenzione, connette i molteplici momenti di esperienza, presente e passati, favorendo la comprensione. Un po’ come accade nel gioco “unisci i puntini”, gradualmente appare una figura coerente e possiamo cogliere un quadro d’insieme delle nostre esperienze di vita.

Questa visione d’insieme è preziosa: ci aiuta a discernere ciò che è salutare, ovvero riduce la sofferenza, da ciò che non lo è. E ad agire per il beneficio nostro e di tutti gli esseri senzienti.

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Nella mia esperienza, Mindfulness e poesia formano un fertile connubio. Da tempo la poesia è parte integrante dei protocolli Mindfulness e, nonostante non sia un elemento essenziale del percorso, ha molto da offrire e può aiutare lo sviluppo e la coltivazione della pratica. La poesia ci parla della condizione umana e celebra i paradossi dell’esistenza; si rivolge ai nostri cuori e ci aiuta a comprendere noi stessi su un piano intuitivo che scavalca la mente pensante.

Talvolta al termine degli incontri leggo una poesia per sottolineare emotivamente passaggi importanti della pratica. Questo genera in molti un senso di libertà e apertura, permettendo una spaziosità interpretativa, un fiorire dei sensi, e una profonda comprensione, del tutto diversa rispetto a quella cognitiva. Proprio come la Mindfulness, la poesia non cerca di aggiustare le cose ma agisce come uno specchio o una lente che ci aiuta a vederle più chiaramente.

E’ lo stesso Kabat-Zinn a suggerire l’idea della poesia come una lente che può “…migliorare la nostra visione…la nostra capacità di sentire l’intensità e l’importanza delle nostre esperienze, delle nostre menti, delle nostre vite, con modalità che possono aiutarci a comprendere dove la pratica ci sta invitando a guardare, a cosa ci sta invitando ad aprirci, e soprattutto, cosa ci sta permettendo di sentire e conoscere”.

Ogni poesia vibra in modo diverso in ciascuno di noi. Per questo, a volte, prima della lettura suggerisco ai partecipanti di prestare attenzione ai suoi effetti sul corpo e sulla mente. Li invito a notare cosa accade in loro durante l’ascolto, provando a osservare ciò che c’è in maniera curiosa, morbida e rilassata, con compassione e non giudizio.

Come nel caso di questi versi di John Welwood.

Lascia perdere il Risveglio
Siediti ovunque tu sia
E ascolta il vento che canta nelle tue vene.
Senti l’amore, l’anelito, la paura nelle tue ossa.
Apri il tuo cuore a chi tu sei, proprio adesso,
Non a chi ti piacerebbe essere,
Non al santo che ambisci di diventare,
Ma all’essere che è proprio qui davanti a te, dentro di te, attorno a te.
Tutto ciò che sei è benedetto.
Tu sei già di più e di meno
Di qualsiasi cosa tu possa sapere.
Espira,
Tocca,
Lascia andare.

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Te ne stai seduto lì e senti un prurito. Impulsivamente, muovi il braccio e ti gratti. Tutto è così rapido che non ti viene neppure in mente che potresti anche scegliere di non grattarti. Un collega, un partner, o un amico dice qualcosa, e ti senti arrabbiato, ferito, o infastidito. Di scatto, rispondi con un commento velenoso, ti chiudi nel tuo silenzio, o abbandoni la scena e vai a cercare qualcuno con cui lamentarti. Tutto è così rapido che non ti viene neppure in mente che potresti anche scegliere di rispondere in modo diverso alla situazione.

Il nostro cervello è alla continua ricerca di schemi basati su esperienze passate. Quando ne trova uno, riproduce sensazioni, pensieri e comportamenti corrispondenti. Si chiama condizionamento, un sistema che si è affinato nel corso di milioni di anni di evoluzione. Il condizionamento si rivela utile in molte situazioni. Ci permette di comunicare con gli altri, di guidare una macchina, o di riconoscere quando qualcuno è triste.

Altre volte il condizionamento non è così utile. Ciascuno di noi ha abitudini disfunzionali. Ripetiamo azioni e scelte che non porteranno a nulla o che addirittura potrebbero risultare controproducenti. Alcune di queste risposte condizionate non ci sembrano neppure frutto di una scelta; semplicemente ci sembrano ciò che siamo. Possiamo addirittura difendere alcuni di questi comportamenti con frasi del tipo “Non posso farci niente, sono fatto così”. Versione semplificata di: “Se solo immagino di agire in modo diverso, sto male, perciò agisco come ho sempre fatto” oppure “Semplicemente mi dimentico di provare ad agire in modo diverso” o anche “Non saprei proprio come comportarmi in modo diverso”. Sofferenza reale o immaginata, affermazioni definitive su chi siamo, e confusione sono tutti espedienti che la mente condizionata utilizza per tenerci lontani dallo sperimentare nuove strategie.

Come esseri umani, siamo costantemente soggetti a impulsi sotto forma di sensazioni e pensieri. Quando prestiamo attenzione, però, abbiamo scelta. E quello che scegliamo può rinforzare il condizionamento o liberarcene. Consapevolezza e accettazione dei nostri impulsi ci danno l’opportunità di valutare ciò che è più appropriato prima di scegliere una risposta. A volte questa può essere così semplice come lasciare andare e non fare niente.

Tutto quello che facciamo è pratica. Diamo costantemente forma alle nostre vite e alle nostre menti in base a come spendiamo il nostro tempo e a dove rivolgiamo le nostre energie. Essere presenti a ciò che accade dentro e fuori di noi, momento dopo momento, in modo affettuoso e non giudicante, ci offre l’opportunità di liberarci dai condizionamenti e scegliere la vita che vogliamo praticare.

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La Mindfulness ci insegna a lasciare andare i pensieri, le immagini, i giudizi e i monologhi interiori senza afferrarli né respingerli, e a osservarli come fenomeni insostanziali, transitori che nascono, crescono e muoiono se solo prestiamo loro un po’ di attenzione. Con il progredire della pratica i nostri film mentali si alleggeriscono ed emergono spontaneamente le qualità incommensurabili della compassione, dell’equanimità e dell’amorevole gentilezza.

La nostra vera natura.

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La postura del corpo è un oggetto d’attenzione sempre presente che ci permette di dare continuità alla nostra pratica. E per quanto la postura seduta sia quella ritenuta più idonea per sviluppare la consapevolezza, l’invito del Buddha è a praticare in tutte le situazioni e in tutte le posture: quando siamo seduti, in piedi, sdraiati, mentre camminiamo e, più in generale, mentre ci muoviamo. Così facendo ogni istante della nostra giornata può diventare un’opportunità per irrobustire il muscolo dell’attenzione, stabilizzare la mente e coltivare le qualità del cuore.

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